Numeri e musica, le passioni del prof. Pasquale Dolce

“È la prima esperienza di docenza a Medicina. Prima ho insegnato all’estero, nelle Business School in Francia, dove mi occupavo di Statistica in ambito economico, e ho avuto qualche esperienza alla Federico II nell’ambito della Psicometria e al Corso di Laurea in Statistica. Da ottobre sono a Medicina. È uno degli ambiti più interessanti in cui studiare Statistica”. Pasquale Dolce, 33 anni, lucano, è ricercatore di tipo A al Dipartimento di Sanità pubblica della Scuola di Medicina.  Alla Federico II si è laureato nel 2008 alla Triennale in Statistica e Informatica per l’Economia e le Imprese e nel 2011 alla Magistrale in Scienze Statistiche per le decisioni. Uno studio scelto perché: “ritengo di avere una mente logica e mi sono sempre piaciuti i numeri”. Non è la sola passione: “adoro la musica. A livello amatoriale suono la chitarra e un po’ di pianoforte. Peccato non aver iniziato a studiare da piccolo”. Da quest’anno insegna Statistica e Informatica medica alle matricole dispari di Medicina: “sono contento per varie ragioni. Perché mi piace l’ambito medico, perché ho vinto il concorso come ricercatore e perché sono tornato nella mia terra. Sono lucano, ma adoro Napoli e il sud Italia in generale. Faccio il lavoro che mi piace vicino casa. È un successo per me”. Prima, un lungo girovagare, iniziato già da studente con l’Erasmus in Olanda: “per me è stata un’esperienza fondamentale. È lì che ho preparato la tesi Magistrale, scritta in inglese, e che ho capito che volevo dedicarmi alla ricerca. Il mio professore olandese, un grande ricercatore, mi ha indirizzato.  Ci sono stato per otto mesi, conoscendo un ambiente multiculturale”. Il post laurea è partito con “il dottorato in Statistica multivariata e computazionale. Sono stato un anno e mezzo a Napoli e un periodo uguale a Parigi”. Poi due esperienze post-doc. Una alla Federico II: “al Dipartimento di Studi Umanistici, al laboratorio di NAC (Natural and Artificial Cognition), che mi ha permesso di lavorare nell’ambito della psicologia”. Con un focus particolare sulla pediatria: “una ricerca interessante era incentrata su come comunicare una patologia al genitore del bambino e al bambino stesso. Uno psicologo osservava i dialoghi pediatra-paziente-genitore e, attraverso uno strumento standardizzato, poteva registrare determinati indicatori che rappresentavano un comportamento sia verbale sia non verbale”. All’esperto di statistica, poi, il compito di dare un ordine ai dati accumulati. L’altra esperienza post dottorato lo porta in Francia: “a Nantes, alla ONIRIS, la Scuola Nazionale Veterinaria e Agroalimentare, dove ho lavorato al Dipartimento di sensometria e chemiometria e statistica”. Si arriva così a oggi, al Policlinico collinare. Agli aspiranti medici presenta la Statistica come “una materia che permetterà loro di aggiornarsi in autonomia sulle nuove ricerche pubblicate su articoli scientifici. Per capire il risultato dello studio e avere un giudizio critico devono interpretare i risultati da un punto di vista statistico”. Di fronte un pubblico di quasi coetanei. La giovane età aiuta a relazionarsi agli studenti? “Sì, pero bisogna stare attenti. Mi sembra strano dare del lei a qualcuno che ha quasi la mia età. Però è importante che ci sia il rispetto dei ruoli durante la lezione e agli esami”. A loro un consiglio su come prepararsi al meglio: “è un esame difficile da sostenere se non si segue in maniera attiva. Quindi occorre impegnarsi a lezione e non accumulare tutto lo studio alla fine, altrimenti si rischia di odiare la materia e il professore”. A breve le prime prove. In prospettiva, gli obiettivi personali sono: “lavorare bene in questi cinque anni nella Scuola di Medicina da un punto di vista didattico e di ricerca per continuare a lavorare qui”.
Ciro Baldini
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