Obblighi formativi per le matricole che conseguono punteggi bassi al test di autovalutazione

Che differenza c’è tra diritto allo studio e qualità dello studio? Sono due facce della stessa medaglia?  E in che modo possono essere tra loro equilibrate? Queste sono le domande che si pongono già da tempo i docenti della Facoltà d’Ingegneria: una questione non solo teorica visto che su 2800 iscritti l’anno se ne laureano mille. Se ne è discusso anche durante il Consiglio di Facoltà del 15 febbraio, seduta nella quale è stata deliberata l’attribuzione di Obblighi Formativi per le matricole che conseguono scarsi punteggi al test d’ingresso (obbligatorio ma non selettivo).
Nei prossimi giorni la delibera, che passerà anche al vaglio della Commissione Didattica e della Commissione Orientamento, prevede che i ragazzi che non abbiano raggiunto almeno 4/20 nella sezione Matematica 1 o 60/100 nella sezione Indice Attitudinale del test  dovranno sostenere 3 crediti aggiuntivi di ‘Basi di Matematica’, esame propedeutico ad Analisi I, Geometria e probabilmente anche a Fisica e Chimica.
“Questo non va inteso come un provvedimento punitivo- spiega il prof. Luigi Verolino, responsabile dell’orientamento- Nasce per consentire che tutti gli studenti trovino la loro giusta collocazione.  I nostri circa mille laureati annuali corrispondono quasi completamente ai primi mille studenti nei test preselettivi. Gli altri 1800 non si laureano in tempo o non si laureano proprio, quindi esiste un effettivo riscontro tra il risultato dei test e l’attitudine a questo tipo di studi. Insomma, strizzeremo l’occhio agli studenti bravi e li chiudiamo su quelli meno bravi, ma tutto nel loro interesse”.
Sono tantissimi, infatti, i ragazzi che nonostante abbiano conseguito valutazioni basse al test di orientamento, decidono di iscriversi ugualmente  finendo per impantanarsi per due o tre anni e poi lasciare. “Questi ragazzi non si recuperano più!- esclama Verolino- E’ meglio quindi far comprendere loro subito qual è la loro strada e lasciare a chi è portato per l’ingegneria maggiori strumenti”.
Alla base di questo provvedimento sta, infatti, la necessità di mantenere alta la qualità degli studi e garantire i giusti mezzi e strutture agli studenti. “I corsi sovraffollati e l’incapacità di creare un legame intellettuale di scambio con ogni singolo allievo- continua Verolino- va contro lo stesso principio costituzionale per cui va garantita a tutti una formazione di qualità per accedere alle cariche dirigenziali. Purtroppo la questione del diritto allo studio è un’arma a doppio taglio che in questi anni ci si è riversata contro perché ad una università di massa non sono corrisposte strutture di massa, ma strutture borghesi”.
Se il 96% dei laureati triennali, a quattro anni dalla conclusione degli studi, trova occupazione, questo è sicuramente dovuto alla qualità dei nostri ingegneri. “Il mercato su cui si riversano i nostri ingegneri – conferma il prof. Verolino- riesce ad assorbirli tutti e con rapidità perché gli ingegneri sono bravi, quindi per noi è essenziale mantenere un alto livello di formazione”.  
 (Va.Or.)
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