PAVONE: “sciolgo la riserva”

“Ho sciolto la riserva perché ho incontrato docenti di un po’ tutte le aree della Facoltà, tranne i matematici”, ma lì si dice che giochi in casa (n.d.r.). “Non ho inviato ancora nessuna lettera. Da questo momento però la mia disponibilità è ufficiale. Ma sarà formalizzata nell’incontro di metà marzo fissato dal decano. Per una regola di correttezza istituzionale”. “Anche se, in caso di elezione, non so se faccio un affare. Di questi tempi…”, allude ai tagli agli atenei ed alle continue riforme che rendono complicata la vita delle Facoltà e degli studenti. A parlare è il prof. Vincenzo Pavone 55 anni (tre meno di Trombetti e Di Donato) compiuti da poco, Direttore del Dipartimento di Chimica dal 2002, una laurea nel 1976, professore ordinario dal 1994, studi all’Università americana di Bethesda ed in Giappone, oltre 200 pubblicazioni, studioso affermato a livello internazionale nel campo della progettazione e sintesi delle piccole proteine artificiali, autore di innumerevoli brevetti nazionali ed internazionali, membro di comitati tecnico-scientifici, consorzi e aziende. 
La nostra intervista è del 23 febbraio, un venerdì pomeriggio nel quale al Dipartimento di Chimica si studia e si lavora alacremente. Il prof. Pavone e i suoi collaboratori, un po’ prima dell’intervista, erano in contatto con gli Stati Uniti. “Lo scambio di informazioni fra gruppi scientifici è prassi” dice il professore. “Sono contentissimo di aver lasciato Via Mezzocannone. A Monte S. Angelo si entra alle 9,00 e si finisce alle 19,00”.  Ma lui è al lavoro, a casa, già dalle 5,00 del mattino: “si, preferisco prima svolgere 3 – 4 ore di lavoro, a casa. Perché la dimensione del Dipartimento è molto assorbente. Pensi che consumo una penna Parker al mese solo per le firme: 100 – 120.000 documenti l’anno da firmare. Meno male che ora ci sarà la firma digitale”. Andiamo al tema: lei si candida a Preside. E come la mettiamo con l’alternanza fra le aree scientifiche? Una regola non scritta ma che c’è? “E’ vero. Ma io sono di parte per rispondere. Però è vero anche che prima di Mangoni c’era stato un altro biologo, Gianfranco Ghiara, e ancora un matematico, Ciliberto. Insomma, un’alternanza non sempre rispettata. Io sono rispettoso delle regole, però non si può costringere un’area ad esprimere per forza un candidato, anche se in quel momento non ce l’ha”. I matematici, con oltre 100 docenti su 400, pure potrebbero esprimere una candidatura. Non le pare? “Non ho pregiudiziali verso nessuna area. Stimo anche Pettorino e la Sassi, e se uscisse un candidato dai matematici esprimerei apprezzamento anche per lui”. Poi aggiunge: “però c’è già un Rettore matematico”. Dunque sarebbe un fatto antipatico? “No. Parlerei di opportunità, di giusti equilibri. Nessuno nega la rappresentatività di tutte le aree, ma ci sono tante opportunità” ed elenca: “Consiglio di Amministrazione, Senato Accademico, Consiglio di Polo”. Unità: “comunque Scienze è sempre stata esempio di unitarietà, di compattezza. E’ una grande Facoltà, dove i docenti esercitano un grande controllo e sono sempre appassionatamente presenti, nella quale si discute, ci si confronta, anche in modo serrato, ma poi si esce sempre con un’unica posizione. E’ una delle grandi ricchezze di Scienze”. A Preside ci si candida o si è candidati? “Ritengo che si è candidati da altri, almeno a dare una disponibilità”. Ma ci possono essere anche aspirazioni personali. “Si. Ma che in generale, come diciamo noi, sono necessarie ma non sufficienti”. “E comunque – aggiunge – io sono a disposizione. Ma se la Facoltà lo vuole”.
 Dagli incontri con i colleghi cosa è uscito fuori? “Problematiche di Facoltà e dei Corsi di Laurea. Ed una richiesta precisa: equilibrio e pazienza, chiunque sarà il Preside”. “Anche a Chimica, quando sono diventato Direttore, ho trovato attriti generazionali; purtroppo è un fatto fisiologico. Il mio motto però è questo: è meglio lavorare per l’interesse generale che per l’interesse del singolo. Si guadagna tutti di più”. 
Il programma. Andiamo allora ai punti centrali del suo programma. “Non parlerei ancora di programma ma solo di pensieri di un docente che è da 31 anni tra Federico II, Bethesda e Tokio”, e in almeno sei gruppi di ricerca internazionali. “Alla riunione fissata dal decano andrò ad ascoltare. Il programma si scrive insieme ai colleghi, è frutto di una riflessione collettiva”.
Idee, dunque. Sui ricercatori, ad esempio? “Hanno oggi un ruolo fondamentale. Debbono fare anche didattica, e sono a pieno titolo docenti: non si discute. Però, siccome sono nel pieno della produzione scientifica, è un danno per la ricerca scientifica se sono troppo carichi di tesi, lezioni ed esami e poco di attività di laboratorio e pubblicazioni. Perchè poi saranno penalizzati nei concorsi. Debbono fare didattica, ma nella giusta misura”. Collaborazione fra Facoltà: “è necessaria, anche in una visione di Ateneo”. 
Altro argomento: i Centri Regionali di Competenza. “Sono stati una realizzazione importante. Sia a livello formativo che per le risorse che ci sono giunte per laboratori e grandi attrezzature – riportate finalmente ad un livello eccellente – e per la ricerca”.  Finanziamenti per la ricerca. “L’Ateneo ha tante risorse, ma tutte piccole e con molti vincoli. Così la ricerca arranca. E’ però un difetto nazionale. Abbiamo un rapporto di finanziamenti 1 a 10 rispetto agli Stati Uniti”. Didattica: “la situazione è sotto gli occhi di tutti. Difficoltà e cambiamenti ripetuti arrecano danno prima di tutto agli studenti”. Squilibri: “la Facoltà soffre di squilibri della massa studentesca su Biologia, con 1.800 matricole circa sul totale di 2.500. A Biologia due posizioni: chi ritiene che molti iscritti siano una risorsa e chi, invece, pensa ad un numero programmato di 400 ragazzi – che per tre Corsi di Laurea fanno 1.200 iscritti-, viste le limitate risorse di docenti, fondi etc..”. Ma il punto programmatico centrale è un altro. “Va riconquistato un ruolo che Scienze ha perso nell’ambito del Federico II. Per colpa nostra, si intende. Siamo un po’ isolati culturalmente, rispetto alle altre Facoltà”. 
(P.I.)
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