Percorsi e storie universitarie diverse tra passione, difficoltà e soddisfazioni

Qualcuno si è laureato nei tempi, qualcuno si è fermato per poi ripartire. C’è chi ha compiuto tutta la carriera di studente al Suor Orsola e c’è chi ha frequentato anche altri Atenei. Storie diverse accomunate dalla passione che ha dettato la scelta del Corso di Laurea e dalla riconoscenza verso un’università che li ha seguiti passo dopo passo, anche dopo l’ingresso nel mondo del lavoro. Si è laureato alla Triennale in Conservazione dei beni culturali e poi alla Magistrale in Storia dell’arte e conservazione del patrimonio storico artistico Matteo Borriello, che oggi ha 25 anni: “ho fatto questa scelta per passione. È stata una decisione ragionata, consapevole di tutte le problematiche”. E delle difficoltà di un cammino non sempre in discesa: “c’è sempre l’esame più duro. Io ricordo soprattutto Metodologie e critica della Storia dell’arte”. Il suo è un percorso che, se fatto in un certo modo, può dare delle soddisfazioni: “bisogna essere trasversali. La mia laurea dà competenze su diversi fronti. Io ho avuto la fortuna di lavorare già dopo la Triennale nell’ambito del turismo e dell’allestimento di mostre d’arte”. Ha qualche difficoltà in più a trovare sbocchi lavorativi Pamela Palomba, trentacinquenne, laureatasi in Conservazione dei beni culturali al vecchio ordinamento: “la mia è stata una scelta di cuore che ora sto pagando con la difficoltà a trovare sbocchi occupazionali. La rifarei, ma forse in maniera diversa. Oggi collaboro con l’associazione Locus Iste come libera professionista”. Il suo cammino universitario ha subito una brusca interruzione che, tuttavia, non le ha impedito di arrivare alla meta, pur condizionandola: “mi sono laureata con la media del 28.8. Non ho avuto molte difficoltà perché i corsi sono stati molto interessanti e gli esami non sono stati difficili. Il mio percorso è stato abbastanza sereno, ma, avendo interrotto, non ho potuto fare altro oltre lo studio perché avevo l’esigenza di laurearmi in fretta”. Non ha perso i contatti con la sua università: “anche dopo la laurea non ho abbandonato l’università perché ho fatto dei corsi di Lifelong Learning”. È dottoressa in Storia dell’Arte, invece, Valeria Brancaccio che ha le idee chiare su cosa sia fondamentale per trasformare un laureato in un laureato eccellente: “l’importante è la voglia di realizzare il proprio sogno e avere il coraggio di rifiutare anche qualcosa che non ti piace”. Ricorda con piacere il suo percorso accademico, soprattutto il momento della tesi “bellissima” per la quale è stata seguita “da professori meravigliosi”. Adesso, a 30 anni, è impegnata in nuovi progetti: “collaboro con Progetto museo, un’associazione che si occupa della didattica museale”. Il suo futuro viaggia verso l’insegnamento e la ricerca: “ho fatto il TFA per la classe di concorso 61 che servirebbe ad insegnare Arte negli istituti secondari. Sto cercando anche di prendere il patentino come guida turistica, ma la mia aspirazione è il dottorato”. Si è laureato in Giurisprudenza alla Federico II ma poi ha seguito al Suor Orsola Master di secondo livello in Diritto amministrativo col professor Aldo Sandulli Antonio Forte. I voti parlano per lui: “mi sono laureato in cinque anni con 110 e lode e ho concluso il Master con 30 trentesimi. Quest’ultima è stata un’esperienza fondamentale per unire la pratica alla teoria. Ho svolto uno stage presso Regione e Tar e ho avuto rapporti con aziende e studi legali internazionali”. Ha trovato già un lavoro, “guidato dal Suor Orsola che non mi ha mai lasciato da solo”, ma nonostante questo fa autocritica: “adesso sono responsabile dell’area legale presso il C&C Energy Group. Quello che mi manca, però, è un’esperienza all’estero”. Percorso inverso per Antonella Romano: dopo la Laurea Magistrale al SOB in Comunicazione pubblica e d’impresa, ha deciso di frequentare il Master in Marketing e service management alla Federico II “perché dopo la comunicazione avevo voglia di approfondire il marketing”. L’inizio dei suoi studi universitari è stato in salita: “il momento più duro per me è stato quello della scelta del Corso, perché Scienze della comunicazione viene considerata una laurea che non dà lavoro. Alla fine ho scelto la passione perché credo che riesca sempre a motivarti e a non farti pesare una serata a casa a studiare”. Dando anche risultati importanti: “mi sono laureata nei 5 anni e alla Magistrale ho avuto la lode. Per lo studio ho sempre adottato un metodo classico, lettura del libro, sottolineatura e ripetizione, cercando di approfondire da altre fonti, perché la comunicazione è una tematica in continua evoluzione”. Non si è limitato a trasferirsi da un Ateneo all’altro Roberto Nicorelli il quale, dopo una Laurea Triennale in Biotecnologie mediche alla Federico II, ha cambiato radicalmente indirizzo, sostenendo gli esami integrativi necessari per iscriversi a Scienze dello spettacolo e produzioni multimediali al Suor Orsola: “ho sempre fatto teatro. Anche quando ero a Biotecnologie pensavo fosse necessario avere un titolo inerente l’arte, quindi ho cambiato”. Con tutte le difficoltà del caso: “ho dovuto sostenere degli esami integrativi. Tra questi ricordo quello di Storia del cinema con il prof Sainati che è stato tanto appassionante quanto duro”. Tutto poi è diventato più semplice: “mi sono laureato alla Magistrale in un anno e una sessione. È andato tutto molto bene perché ero mosso da una forte passione”. Oggi, a 29 anni, è Consigliere d’Amministrazione del Teatro Stabile di Napoli: “l’università mi ha aiutato moltissimo perché mi ha dato conoscenze in marketing, comunicazione e tanto altro”. Pure la possibilità di passare dall’altra parte della cattedra: “sono cultore della materia in New Media e gestione della comunicazione”. A chi sta seguendo oggi il suo stesso percorso, consiglia di “avere sempre le idee chiare. L’importante è avere un obiettivo e percorrere un tragitto. Molti fanno il contrario”.
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