Premio Dorso al prof. Vincenzo Pavone

È un precursore. Uno dei primi ad aver introdotto alla fine degli anni ’70 la grafica computerizzata per lo studio delle molecole, in un’epoca in cui ‘i computer erano trabiccoli’. Il 23 ottobre, mentre andiamo in stampa, ha ricevuto a Roma il Premio Guido Dorso. È il prof. Vincenzo Pavone, 56 anni, napoletano, 130 pubblicazioni e una vita dedicata al lavoro, Direttore del Dipartimento di Chimica fino al 1° novembre quando gli succederà il prof. Claudio De Rosa. “È il primo premio che ricevo nella mia vita, non conosco nemmeno la motivazione ma la sorpresa è la cosa bella dei premi. Riceverne uno dedicato al Meridione, che riconosce la dedizione alla formazione e alla conoscenza di una persona che lavora in una realtà difficile, che deve confrontarsi con il contesto internazionale, è importante”. La sua storia è stata caratterizzata da due esperienze significative, negli Stati Uniti ed in Giappone. “Sono tornato perché la vita è difficile dovunque. Anche vivere in America non è facile e poi volevo cercare di essere una guida e mostrare un modo di vivere e lavorare. Anche se l’ambiente è refrattario alla ricerca, è importante dimostrare che nonostante le difficoltà si possono conseguire risultati validi, internazionalmente riconosciuti”. Definisce la sua carriera ‘abbastanza naturale’ con scadenze ‘regolari’. “Le mie pubblicazioni scientifiche hanno avuto notevole risonanza ed ho avuto delle collaborazioni abbastanza importanti, con industrie italiane e straniere. La nostra è un’attività creativa, che può facilmente trovare applicazione, perché si trovano nuove molecole in svariati settori”. Negli ultimi dieci anni la sua attività si è concentrata sulla sintesi di proteine artificiali, che svolgono funzioni assenti in natura. “Per spiegare di che si tratta, potrei fare l’esempio di un americano che ha disegnato una proteina che riconosce il tritolo e si adopera per la rilevazione di tracce di esplosivo in siti sensibili”. È abbastanza soddisfatto del suo lavoro da Direttore di Dipartimento, ormai al termine. “Forse si poteva fare meglio, ma ho assunto la guida del Dipartimento nel 2002 con un bilancio che non superava il milione di euro. Ora, escludendo le donazioni dei Centri di competenza, arriviamo a quasi tre milioni di euro. Nonostante la congiuntura, siamo riusciti a promuovere attività importanti e tanta ricerca applicata”. 
Alla base della sua scelta di studente, la voglia di essere un libero pensatore. “Scelsi la Chimica perché è concreta, è la vita di tutti i giorni, è immediatamente visibile. E’ bello avere un pensiero e materializzarlo in un oggetto, o in una formula. Poi negli anni ’70 la Chimica italiana era in gran fermento. Ho lavorato anche in un’azienda del gruppo Montedison, ma la ricerca industriale non soddisfaceva i miei desideri di libero pensatore. Forse non lo sono pienamente nemmeno oggi, però è sempre a quello che si aspira”. 
Le figure di riferimento
Due le figure importanti nella sua formazione. La prima, Paolo Corradini: “la sua visione della Chimica era poco comune. Aveva idee molto precise e semplici e la capacità di descrivere in maniera assolutamente chiara cose complicatissime”. L’altra, il premio Nobel Gerhard Herzberg: “l’ho incontrato negli Stati Uniti. Mi colpì questa persona con il camice bianco che a 70 anni cercava di sintetizzare l’interferone. Mi ha insegnato che si può continuare finché c’è voglia”. Nella sua vita c’è posto anche per la passione civile e la militanza, dal momento che alle ultime elezioni è stato candidato alla Camera, nelle liste del Partito Democratico. “Quando si arriva ad un’età, se ti chiedono di mettere a disposizione le tue competenze, devi dire si. Anche se non sono stato eletto, è stata una bella esperienza”. Primo obiettivo appena terminato l’incarico, liberare la mente dai problemi, prendersi un anno sabbatico e andare all’estero per dedicarsi allo studio. Ha due figli che hanno seguito le sue orme. “Ora sono all’estero. Sono molto contento perché rivedo in loro il mio stesso entusiasmo”. Alla cerimonia di premiazione c’è andato con la famiglia. Poi subito a lavorare. Come ogni mattina, sveglia alle 4.30. 
  Simona Pasquale 
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