Salvaguardare la didattica in presenza, continuare in sicurezza e assicurare la piena ripresa della ricerca

“Il momento finale è stato quel- lo più difficile, o come direbbero i latini ‘in cauda venenum’. È l’espressione che utilizzerei per descrivere negli ultimi mesi l’impegno enorme a cui hanno dovuto far fronte i vertici dell’Ateneo di fronte a una simile emergenza”. Sono le parole dell’italianista Rita Librandi, dal 2013 accademica della Crusca e a L’Orientale professore ordinario di Linguistica italiana e Storia della lingua italiana, subentrata nell’ultimo anno al prof. Giorgio Banti nel ruolo di Prorettrice vicaria e già da sei anni Delegata alla Ricerca in Ateneo. “Non vorrei rischiare di incensarmi dicendo che siamo riusciti a cavarcela egregiamente dopo qualche primo attimo di sbandamento. In 12 giorni siamo riusciti a convertire i corsi del secondo semestre scorso in lezioni a distanza. E abbiamo trascorso l’estate ad attrezzare la piattaforma di Microsoft Teams con l’intento di rinforzare le strutture informatiche a supporto della didattica complessiva”. La difficoltà degli inizi consisteva nella priorità di adoperare nel miglior modo possibile la conversione della didattica, che “per noi resta inequivocabilmente quella in presenza. Visti però alcuni limiti strutturali, la scelta più saggia è stata quella di trasferire tutto il triennio nelle aule virtuali”. Carenze strutturali in parte dovute all’insufficienza materiale di aule didattiche a disposizione nelle sedi universitarie, se commisurate all’elevato numero di iscritti. Fermamente convinti della superiorità della lezione in presenza, “abbiamo programmato una modalità blended per le Lauree Magistrali, anche per il più alto livello di preparazione che esse richiedono, sui corsi che registrano fino a 60 studenti frequentanti”. In quest’ottica ibrida, adesso nuovamente bloccata dalla recente ordinanza regionale, “il docente fa lezione in presenza e contemporaneamente va in streaming”. Sta diventando, però, un’urgenza “l’atto di salvaguardare la parte essenziale dell’insegnamento che è fatta di socialità, contatto fisico, prossemica… Non avrei immaginato che in questi mesi mi sarebbero mancati moltissimo i volti degli studenti, anche se numerosi e vocianti in aula, di leggere lo stupore nei loro occhi che si illuminano quando scoprono qualcosa di nuovo”.
Biblioteche chiuse, “una battuta d’arresto” per le ricerche dei dottorandi
Oltre alla Dad, varie le concause che hanno potuto contribuire alla crescita esponenziale del numero di immatricolati al mese di ottobre: “coloro che avevano intenzione di andare fuori sono rimasti da noi o anche i fuorisede che avrebbero dovuto trasferirsi a Napoli hanno potuto così ovviare a tutta una serie di spese, complice anche una sensibile diminuzione dell’importo delle tasse. In momenti di difficoltà economica o recessione, ho notato, le famiglie non risparmiano mai sull’istruzione dei figli: un dato che ci conforta”. Al momento, invece, il grosso problema – “non del tutto risolto” – nel campo della ricerca è attribuibile alla chiusura delle biblioteche universitarie e cittadine che ha determinato “una battuta d’arresto sulle ricerche dei nostri dottorandi. Alcuni hanno continuato a reperire materiali online e sono nati molti gruppi Facebook per lo scambio di saggi e articoli scientifici. Anche per noi docenti è stato difficile. Io, ad esempio, ho acquistato molti più libri del solito, ma non si può chiedere a uno studente di far fronte alla medesima spesa”. I limiti persistono anche perché “per richiedere un testo occorre prenotarlo con anticipo e, una volta restituito, anche il libro va sottoposto a quarantena”. Anche in questi mesi complicati, però, “ho notato una vivacità sempre crescente tra i colleghi che hanno concorso a progetti nazionali ed europei, alcuni vincendoli e altri no”.
La più grande soddisfazione “aver visto nascere progetti da zero”
Tra questi, rivestono una posizione di rilievo i progetti FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base) che, “seppure apparentemente non destinati a ricercatori nell’ambito umanistico, hanno premiato l’inventiva di colleghi che hanno saputo creare nessi tra ciò che si fa in Orientale e i settori più propriamente considerati scientifici”. Ad esempio, “gli studi nel campo della linguistica computazionale, le indagini chimiche nella ricerca archeologica o la rilevazione di problemi fonetici e fonologici, utile per la diagnosi precoce di alcune malattie. È del resto questo anche lo spirito verso cui muovono i nostri dottorati a caratterizzazione industriale”. In una fase storica di importanti transizioni, la professoressa si dice “fiduciosa per le sorti dell’Ateneo. Il nuovo Rettore saprà essere un’ottima guida, lo ha già dimostrato quand’era Direttore di Dipartimento. Autorevole islamista, ha svolto ricerca in un settore scientifico che rappresenta un pezzo importantissimo nella tradizione di questo Ateneo. La sfida di primo piano sarà, in ogni caso, uscire dall’emergenza sanitaria”. Obiettivi sul lungo periodo potrebbero essere “fortificare le forme di internazionalizzazione, vitali in un Ateneo interessato a coltivare contatti con tutto il mondo, ed essere capaci di attrarre più studenti dall’estero”. E, inoltre, “mandare avanti progetti di ricerca finanziati da fondi europei e investire di più sul raccordo Oriente e Occidente, perché la sinergia tra queste due aree possa fungere da esempio sul panorama internazionale”. Prossima a cedere la carica di Delegata alla ricerca, quando il neoeletto Roberto Tottoli provvederà a formare una nuova squadra di lavoro, conclude: “è nella natura delle cose quest’alternanza, continuerò a studiare e a occuparmi di linguistica. Due anni ancora mi separano dalla pensione. Intanto, garantirò il mio aiuto per favorire un avvicendamento lineare con il mio successore”. E, infine, la soddisfazione più grande del lavoro svolto in sei anni: “Sicuramente, aver visto nascere progetti da zero, ottenuto dei buoni risultati dalla VQR e, in generale, constatare che le cose migliorano con gli anni: sono tutti motivi di gioia. Le vere soddisfazioni, però, vengono sempre dagli studenti, quando mi dicono ‘professoressa, io con lei ho capito questo’. È una frase che mi allarga sempre il cuore”.
Sabrina Sabatino

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