Scienze Politiche vota il Direttore, Dipartimento spaccato

Nessuna ricomposizione. Va alle urne spaccato il Dipartimento di Scienze Politiche “Jean Monnet”. Non è servita neanche una possibile ‘terza via’, una candidatura unitaria, quella del prof. Domenico Sarno, ordinario di Economia Politica, il quale si era proposto come ‘salvatore della patria’ (ha inteso  mettere a disposizione del Dipartimento la sua esperienza per gestire un passaggio delicato ed “evitare che dalla strettoia, nella quale ci siamo trovati costretti, derivi una frattura molto difficile da ricomporre, a prescindere dalle buone intenzioni di tutti”), qualora si fossero ritirati i due contendenti: Francesco Eriberto d’Ippolito e Antonio Sciaudone. Si dovrà attendere il 25 gennaio (si vota dalle 9.00 alle 16.00 in modalità telematica), data fissata per la consultazione, per conoscere il nome di colui che sostituirà Pasquale Femia (trasferitosi all’Università di Salerno) alla guida del Dipartimento. Nei giorni successivi (il 26, 27 e 28 gennaio) le altre eventuali votazioni, se il Direttore non dovesse essere eletto al primo turno, quando occorre, per la fumata bianca, la maggioranza assoluta dei votanti. Che ognuno dei due sfidanti è certo di avere. La conta delle schede dirà chi avrà avuto ragione.
Il “chi è”dei due candidati
Il prof. Francesco Eriberto d’Ippolito, 50 anni, è Ordinario di Storia della Giustizia e Storia del diritto e delle istituzioni politiche nel corso in Scienze della Politica. Oltre che alla Vanvitelli, d’Ippolito ha insegnato alla Federico II e presso l’Università Link Campus di Malta. Esperto in comunicazione e legislazione dei media, è stato negli ultimi anni ’90 consulente giuridico presso la Camera dei Deputati curando la stesura di numerosi progetti legislativi in tema di editoria e telecomunicazioni, semplificazione amministrativa e enti locali; nel 2008 è stato eletto al Co.Re.Com. della Regione Campania; nel 2017 è stato eletto Difensore Civico della Regione Campania e Garante della salute. Il prof. Antonio Sciaudone, 62 anni, è Ordinario di Diritto agrario, disciplina che ha insegnato negli anni addietro presso l’Università della Basilicata e alla Federico II. Presidente dell’Associazione Italiana Cultori di Diritto Agrario, nel 2010 è stato nominato dal Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali componente del Comitato di Garanzia incaricato di affiancare il ‘Consorzio per la Tutela del Formaggio Mozzarella di Bufala Campana’, nel 2011 è stato nominato dall’ANVUR componente del GEV (Gruppo degli Esperti di Valutazione) dell’Area 12 per la VQR 2004-20.
Francesco d’Ippolito Rinnovamento “fisiologico”
Trasformare un’anomalia – la presenza di un ampio ventaglio di discipline, da quelle giuridiche ed economiche a quelle statistiche e dei beni culturali – in  peculiarità. E poi operare un profondo rinnovamento del Dipartimento – percorso già avviato negli ultimi tre anni, certificato anche dalla visita dei valutatori Anvur superata brillantemente – con uno sguardo rivolto al passato, al genius loci della Jean Monnet: l’alta formazione. Magari facendo rivivere i fasti della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione di Caserta. Un “ringiovanimento fisiologico” che riguarda l’Ateneo nel suo complesso. Sono le linee direttrici del programma che ha in animo di attuare, qualora eletto, il prof. Francesco Eriberto d’Ippolito, 50 anni, Ordinario di Storia della Giustizia, candidato, per “spirito di servizio e per un periodo limitato”, alla guida di Scienze Politiche (proposta condivisa “da un gruppo di colleghi giovani e meno giovani”). Uno degli obiettivi strategici: consolidare e migliorare il rating del Dipartimento nell’Ateneo e sul piano nazionale. “Dobbiamo valutare i nostri concorrenti, capire come eguagliarli, superarli e fare in modo che le statistiche ufficiali certifichino questi dati”, affinché si traducano in attrattori per gli studenti e per i soggetti pubblici e privati da coinvolgere nell’organizzazione dei percorsi didattici e nelle attività di ricerca.
Le priorità individuate per il prossimo triennio. Un ampio focus è dedicato alla didattica: dall’orientamento in ingresso (il canale privilegiato sono gli insegnanti, “con i quali dobbiamo aumentare le relazioni affinché possano essere loro stessi promotori della nostra offerta didattica”) fino al placement  (“occorre uno sforzo di adeguamento e di evoluzione della nostra offerta didattica che dovrà essere conseguito sia stringendo legami strutturali con Enti e Istituzioni pubbliche per allargare la nostra offerta formativa attraverso un loro coinvolgimento attivo nella strutturazione dei percorsi didattici, sia cercando di avvicinare aziende con le quali costruire sinergie per offrire prospettive di lavoro ad alto livello a chi frequenta i nostri Corsi di Laurea, di dottorato e di Master ed aumentare la nostra visibilità sul territorio”) e al post-laurea (si propongono anche fenomeni associativi ex alumni). Ma la vera sfida sta nel migliorare l’offerta formativa, soprattutto per quel che attiene le Lauree Magistrali che soffrono una crisi di iscritti. Primo obiettivo: istituire un Corso Magistrale in Turismo per offrire agli studenti un percorso di naturale completamento degli studi avviati con la Triennale. E poi, sulla scorta dell’esperienza maturata durante l’emergenza Covid, che “ci lascerà, come unico dato positivo, la consapevolezza della possibilità di utilizzare strumenti innovativi – certamente efficaci – nell’erogazione delle nostre attività didattiche e nella gestione dei nostri studenti attraverso la piattaforma Teams”, un ampliamento dei percorsi didattici (soprattutto per Scienze e Tecniche delle Amministrazioni Pubbliche) in convenzione, che siano di elevata qualità e specializzazione per gli studenti lavoratori. Nell’ottica di “ritrovare lo spirito fondativo”, la vocazione nell’Alta Formazione, la nascita di Master (d’Ippolito ne ipotizza, fra gli altri, uno in Giornalismo politico-economico). Internazionalizzazione: occorre continuare nella direzione avviata con l’esperienza del curriculum in Inglese della Laurea Magistrale in International Relations and Organizations. Spazi: da recuperare alcuni spazi perduti nel corso degli anni per destinarli ad aule per lo studio e per momenti di aggregazione. L’importante vicino di casa: “Il completamento del fabbricato del rettorato potrà fornire anche la possibilità di ampliamento di spazi per la didattica e per i laboratori”. Risorse. Occorre intervenire sull’organico del personale tecnico-amministrativo depauperato da molte unità. Reclutamento docenza: “È indispensabile valorizzare le risorse interne attraverso una oculata programmazione, che preveda la più ampia soddisfazione nelle progressioni di carriera dei colleghi al fine di premiarne l’impegno profuso. In questo senso il Dipartimento opererà collegialmente prevedendo un programma annuale di progressioni. Su questo piano si rende ancor più necessaria un’azione strategica all’interno degli organi di Ateneo per poter incrementare il limitato budget di punti organico messo a disposizione negli ultimi tempi”.
Se eletto, d’Ippolito assicura una gestione collegiale del Dipartimento. “Sarò il Direttore di tutti”, conclude.
Antonio Sciaudone “Un Dipartimento di vetro”
Se eletto, il prof. Antonio Sciaudone, 62 anni, Ordinario di Diritto Agrario, assicura un “Dipartimento di vetro”. E sottolinea di aver proposto un programma “condiviso”, improntato “alla trasparenza, al flusso di circolazione di idee”. Afferma di godere del supporto “dei dieci ordinari del Dipartimento, così come degli associati e dei ricercatori”. Porta in dote l’esperienza di “sei anni nel Senato Accademico dell’Ateneo”, così come di altri incarichi istituzionali (la presidenza del Corso di Studi e il coordinamento di Dottorato). E un’apertura agli scambi d’oltralpe: il double degree per gli studenti di Turismo grazie al quale ha frequenti contatti, insieme ai colleghi del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali, con l’Università russa di Pyatigorsk. Se le urne gli daranno ragione, con il supporto dei colleghi, garantirà “al Dipartimento tranquillità e serenità”, nonostante, ammette, “i momenti spigolosi della campagna elettorale”. La sfida da cogliere, per Sciaudone, è immaginare l’Università del futuro. Dopo la pandemia “nulla sarà più uguale a prima”. Relativamente alla didattica occorrerà agire sul piano dei contenuti – un modello che coniughi teoria e prassi e che risponda alla esigenze del territorio di Terra di Lavoro, “realtà che conosco bene perché sono un sammaritano doc” – ma anche degli strumenti (“della Dad dobbiamo prendere le cose buone ed eliminare le scorie”). E riaffermare il ruolo e la mission dell’università pubblica (“reagendo alla concorrenza delle università telematiche con una risposta in termini di qualità, efficacia ed efficienza”): migliorare il livello di formazione delle classi disagiate.
I cardini del programma. La premessa: “La prossima governance del Dipartimento dovrà realizzare la transizione al nuovo meccanismo di gestione integrata della ricerca e della didattica voluto dal Regolamento dell’Ateneo e delle leggi vigenti. Questo cambiamento dovrà avvenire in un contesto mutato in cui le risorse tendono e tenderanno a contrarsi, la loro assegnazione seguirà meccanismi nuovi sia all’interno che all’esterno dell’Ateneo, verremo tutti maggiormente misurati e quindi dovremo raggiungere una sempre maggiore qualità. In altri termini la crescita dovrà avvenire in scarsità di risorse”. Didattica: è necessario allargare gli orizzonti del Dipartimento revisionando i curricula di alcuni Corsi di Studio, pur nello stretto margine di manovra concesso dai regolamenti. Quindi: una maggiore internazionalizzazione, con corsi in lingua inglese, incremento delle borse Erasmus e di specifiche convenzioni con università europee. Poi l’istituzione di una appetibile Magistrale in Turismo: percorso che manca “nelle università della Campania”. Ricerca: i risultati della VQR, mostrano che “i nostri lavori sono risultati, in massima parte, comparire tra quelli ricompresi nella classe più alta. È però possibile migliorare ancora il rating di ciascuno di noi e del Dipartimento nel suo complesso”. Una strada percorribile: la contaminazione, il ‘mettere insieme’ “temi, argomenti, esperienze che, apparentemente, non presentano elementi comuni, consente spesso quel mutamento del ‘punto di vista’ che ci apre lo sguardo verso nuovi orizzonti, mai prima considerati”. La multidisciplinarità, tratto caratterizzante del Dipartimento, ben si presterebbe alla nascita “di iniziative trasversali”. Invece “proprio in questa attività di scambio mutualistico delle esperienze scientifiche segniamo qualche significativo insuccesso. Ciò è dipeso dalla inesistenza di una visione di insieme e dalla difficoltà di generare e gestire un corretto flusso di informazioni”. Cita il caso dell’elaborazione degli ultimi PRIN: “ogni settore, ogni gruppo si è mosso per proprio conto e in maniera disarticolata”. Fermo restando “la libertà della ricerca e del ricercatore di elaborare o aderire a qualsivoglia progetto”, è importante che si conoscano tutte le opzioni possibili “per recuperare alla realizzazione di importanti risultati anche coloro che, per le ragioni più diverse, siano rimasti ai margini delle attività del Dipartimento, o per rinnovare le motivazioni che, in qualche momento della propria esperienza accademica, ciascuno di voi ha visto assopirsi”. L’obiettivo è quello di rafforzare “la ricerca del Dipartimento, ma anche quello di favorire i percorsi individuali di ciascuno”, soprattutto di quelli che definisce ‘gli isolati’, “tutti coloro che, all’interno del Dipartimento, non possono vantare riferimenti sicuri e, invece, hanno necessità, ai fini della progressione in carriera, non soltanto di dar conto della loro attività, ma anche di trovare i giusti canali in grado di apprezzare e divulgare il loro lavoro”. Governance: “La complessità dell’istituzione alla quale apparteniamo impedisce a chiunque di poter affermare di disporre, da solo, o in un gruppo ristretto, di tutte le conoscenze e le competenze necessarie”. Il modello proposto si fonda sulla “partecipazione ampia e condivisa di tutte le componenti del Dipartimento ai processi decisionali, e della valorizzazione dello spirito comunitario di donne e uomini impegnati nei diversi ruoli (studenti, personale amministrativo, docenti) nell’attività didattica e di ricerca”.
Patrizia Amendola

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