Sit-in, picchetti, ‘bancarielli’ a Monte Sant’Angelo e Ingegneria

‘Uscire fuori’. ‘Spiegarsi alla gente’. ‘Lotta incolore’. Sono queste le parole d’ordine della mobilitazione contro la legge 133. Un movimento unico nel suo genere, ‘apartitico’ ma non ‘apolitico’, che sfugge alle definizioni e nemmeno le cerca. A Napoli, la protesta è partita dal centro storico per poi coinvolgere anche Ingegneria e le Facoltà di Monte Sant’Angelo – Economia e Scienze-. È quest’ultima a rompere il ghiaccio, il 22 ottobre quando si tiene un’Assemblea nell’aula A8, alla quale partecipano tutti, studenti, ricercatori e professori. Da quel momento, ogni pomeriggio c’è un’Assemblea studentesca. In un primo momento, i più coinvolti sono gli studenti di Scienze, ma lentamente si aggregano anche quelli di Economia. Si pensa alle azioni da intraprendere. A nessuno sfugge che un’occupazione in strutture così grandi e articolate sia improponibile. Molti insistono con il blocco della didattica, ma non riescono a far breccia nella maggioranza che teme di perdere tempo prezioso e di offrire il fianco a chi, all’interno quanto all’esterno, etichetta l’agitazione con stereotipi provenienti da altre epoche. Il giorno cruciale è il 27 ottobre. La mattina il personale tecnico amministrativo organizza un picchetto di protesta con le bandiere di tutti e tre i sindacati e il pomeriggio, al termine dell’Assemblea nel cortile dell’aulario A, una studentessa di Chimica lancia la proposta di fare, la mattina dopo, un sit-in all’entrata del complesso, impedendo l’ingresso ai veicoli. Si teme una diserzione di massa, invece si presentano un centinaio di ragazzi che per più di un’ora creano disagi all’ingresso e poi improvvisano un corteo interno, dal quale si staccano una ventina di persone che vanno a fermare le elezioni per il Senato Accademico. Si muovono anche gli studenti della Specialistica di Economia che impediscono proprio al Preside di tenere lezione e restano seduti davanti alla porta dell’aula fino alla fine della giornata. Ai Consigli di Facoltà di Economia e Scienze del 29 ottobre, gli studenti portano la proposta dell’Assemblea di Ateneo: bloccare la didattica dal 10 al 14 novembre, giorno dello sciopero nazionale, per organizzare una serie di iniziative rivolte all’opinione pubblica. Nonostante le resistenze dei rispettivi Presidi, le due Facoltà aderiscono alla protesta. Economia indice una settimana alternativa: un giorno di lezioni all’aperto e tre giorni di seminari a tema, per riempire la didattica dei contenuti della protesta. Scienze approva un programma di lezioni e attività di divulgazione in piazza. Dal successo dell’iniziativa dipenderà il blocco della didattica, per questo i ‘bancarielli’ hanno avuto la loro prova generale il 6 novembre, in Piazza del Gesù. Intanto gli studenti, delusi dall’indifferenza dei docenti, pensano a come portare avanti la propria lotta e i ricercatori si sono riuniti lunedì 3 novembre al Dipartimento di Fisica, per decidere una propria linea di condotta. 
Anche ad Ingegneria fervono le iniziative, in alcuni casi promosse dallo stesso Preside, che il 27 ottobre indice il blocco della didattica e la relativa Assemblea alla quale partecipano un migliaio di ragazzi ed è presente, insieme al Presidente del Polo e a molti docenti, anche all’Assemblea organizzata il giorno dopo dagli studenti. La partecipazione è la stessa e la riunione termina con una lezione in strada davanti alla sede RAI. Da allora la Facoltà è in Assemblea permanente tutti i pomeriggi dopo le lezioni e, in collaborazione con le Facoltà occupate del centro storico, lavora attivamente ad una piattaforma programmatica. Il Preside ha indetto un’altra Assemblea martedì 4 novembre nel pomeriggio, seguita da eventi musicali e cene sociali ed è già stato fissato per oggi, 7 novembre, un blocco della didattica che permetta la partecipazione alla manifestazione che il movimento, in accordo con la rete nazionale, vuole concludere con un sit-in per chiedere ai Rettori di dimettersi.
Simona Pasquale
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