Statistica: un ruolo centrale La storia contro gli ideologismi

Cerca di metterli a loro agio, “chiedo di parlarmi di argomenti di cui sicuramente sono a conoscenza”.  Il suo atteggiamento gli  deriva dal ricordo vivo dell’ansia da esame (“avevo una preoccupazione simile a quella degli studenti, cioè che il docente mi chiedesse quell’argomento, quel teorema. Cosa che accadeva puntualmente”). A raccontarsi ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli è il prof. Domenico Piccolo, docente di Statistica a Scienze Politiche.  “Il corso -spiega il professore- è frequentato da un bel po’ di studenti. E tutti convengono che la strategia migliore è frequentare, venire a ricevimento, partecipare alle attività interlocutorie (seminari, esercitazioni). Il corso è ad argomento deduttivo: quindi è quasi pericoloso perdere un gruppo di lezioni”.
Il docente si intrattiene sull’importanza dello studio della Statistica, “come disciplina che aiuta a prendere decisioni, è quasi pervasiva, immanente in tutte le altre discipline. Mentre una ventina di anni fa la si pensava come raccolta di dati, studio e metodo strumentale, oggi è qualcosa di più: la gestione delle informazioni nel pubblico e nel privato avviene con metodi statistici. La trasmissione delle conoscenze, la quantificazione, la possibilità di mettere modelli, rende la disciplina centrale per molte attività: quelle delle aziende, quelle delle pubbliche amministrazioni, quelle del marketing, e così via”. Sollecitato da Ida Di Martino, sugli argomenti centrali in sede d’esame, il docente nel puntualizzare l’impostazione unitaria del corso (“quindi è complicato escludere degli argomenti”), afferma: “il cuore del programma è la probabilità e l’inferenza”.
A descrivere la sua disciplina, Storia delle relazioni internazionali, il prof. Matteo Pizzigallo. “E’ un esame che aiuta a capire le radici storiche profonde dei problemi che attanagliano la scena internazionale”, spiega ai radioascoltatori di “Trenta e lode”. “Il tema generale del corso è il sistema internazionale dal primo dopoguerra ad oggi; ossia capire la grande complessità del processo di costruzione dell’Unione Europea. E poi il nuovo ordine internazionale prima e dopo il muro. Nell’ambito del corso, stiamo dando grande spazio ai problemi della sicurezza e al tema nuovo ed affascinante del peace keeping”.
 Della sua esperienza di studente: “ho un buon ricordo. Sono stato a contatto con tanti docenti, grandi storici, mi hanno insegnato a capire la storia e ad utilizzarla come preziosissimo esercizio al senso critico. Lo studio della storia è un antidoto contro le ragnatele mentali e gli ideologismi”
- Advertisement -




Articoli Correlati