È un napoletano il vincitore della selezione italiana di Falling Walls Lab, concorso nato nel 2011 a Berlino per dare visibilità ad idee innovative di giovani laureati. Si chiama Stefano Troncone, dottorando di Ingegneria alla Federico II. Ha attirato il consenso della giuria dell’unica tappa italiana del Premio, riunita presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università di Trento, con la sua ‘Pandora’, una carrozzina dalla concezione innovativa.
Il concorso, riservato ai giovani sotto i 35 anni, rappresenta un’occasione unica per presentare le proprie invenzioni ad un pubblico internazionale di esperti ed imprenditori. Troncone potrà portare la sua idea alla finale di Berlino dell’8 novembre, insieme ad altri 100 finalisti da tutto il mondo. ‘Great mind, 3 minutes, 1 day’ è il motto dell’iniziativa, e tre sono i minuti a disposizione dei candidati per illustrare i propri progetti. La Giuria voterà l’idea più innovativa. Il vincitore potrà partecipare alla cerimonia per l’anniversario della caduta del Muro di Berlino il 9 novembre e alla Falling Walls Conference, appuntamento internazionale organizzato ogni anno dalla omonima fondazione che prende ispirazione da questo evento storico che ha cambiato il mondo.
Davvero un palcoscenico internazionale per chi, contando solo sulle sue forze, è riuscito a dar vita ad un piccolo centro di eccellenza a Napoli. “Falling Walls è importantissimo per me e per la mia azienda. Si tratta di pubblicità gratuita. Più diventi visibile e più visibilità ottieni”, spiega, in termini molto pragmatici, Troncone dall’Olanda dove si trova in questi giorni proprio per incontrare un investitore interessato a Pandora, progetto che, “partendo da una carrozzina standard, quindi senza stravolgere il concetto di base, arriva ad una soluzione che fornisce all’utente la possibilità di assumere una postura che gli dia la percezione dell’equilibrio. Spostando, infatti, il baricentro sull’asse delle ruote si possono sperimentare le proprie abilità e ritrovare la percezione della posizione eretta”. Il giovane imprenditore già per la sua tesi di Laurea Triennale in Ingegneria Meccanica aveva progettato una carrozzina con solleva persone integrato, “che ho poi brevettato e che adesso produco nel mio laboratorio”.
Ma, in una realtà depressa come la nostra, come si fa a scegliere la strada dell’imprenditoria contando solo sulle proprie forze? “Non mi sono mai limitato solo a studiare, mi sono sempre guardato intorno – risponde Troncone – Ho da subito cercato concorsi, premi, esposizioni a cui partecipare con le mie invenzioni: ultimo l’ExpoSanità di Bologna dove il nostro stand era il più piccolo ma il più affollato. Questo significa farsi pubblicità, farsi conoscere. In questo mondo l’abito fa il monaco, quindi bisogna anche sapersi vendere e avere una buona comunicazione con la stampa: io sono stato intervistato per diversi giornali ed ho partecipato a trasmissioni su Rai 1 e Rai 2, al telegiornale di Rai 3. Così gli investitori hanno potuto conoscermi”. Quando ha iniziato, racconta, “sono partito da zero, avevo solo tanta voglia di fare. Appena laureato ho cominciato subito la libera professione. Tutto quello che guadagnavo lo investivo nel mio laboratorio di Pozzuoli: sono partito dall’imbiancare da solo le pareti, fino ad acquistare macchinari usati e rimetterli in sesto. Purtroppo finanziamenti non sono riuscito a trovarne, perché ci sono troppe restrizioni. Ho dovuto così costruire tutto con le mie sole forze, poco alla volta. Adesso, in società con mio fratello Alexander, ingegnere biomedico, abbiamo la ‘Troncone Engineering, un’attività di servizi di ingegneria, specializzata nella progettazione meccanica, biomedica e nella brevettazione e prototipazione di prodotti innovativi, che lavora sui mercati italiani e presto anche esteri”.
Insomma, questo sembra essere davvero un esempio positivo per tutti i giovani e uno sprone a non abbattersi. “Le difficoltà ci sono, e non sono poche, ma se si ha costanza e ci si muove in maniera corretta ce la si può fare”.
Valentina Orellana
Il concorso, riservato ai giovani sotto i 35 anni, rappresenta un’occasione unica per presentare le proprie invenzioni ad un pubblico internazionale di esperti ed imprenditori. Troncone potrà portare la sua idea alla finale di Berlino dell’8 novembre, insieme ad altri 100 finalisti da tutto il mondo. ‘Great mind, 3 minutes, 1 day’ è il motto dell’iniziativa, e tre sono i minuti a disposizione dei candidati per illustrare i propri progetti. La Giuria voterà l’idea più innovativa. Il vincitore potrà partecipare alla cerimonia per l’anniversario della caduta del Muro di Berlino il 9 novembre e alla Falling Walls Conference, appuntamento internazionale organizzato ogni anno dalla omonima fondazione che prende ispirazione da questo evento storico che ha cambiato il mondo.
Davvero un palcoscenico internazionale per chi, contando solo sulle sue forze, è riuscito a dar vita ad un piccolo centro di eccellenza a Napoli. “Falling Walls è importantissimo per me e per la mia azienda. Si tratta di pubblicità gratuita. Più diventi visibile e più visibilità ottieni”, spiega, in termini molto pragmatici, Troncone dall’Olanda dove si trova in questi giorni proprio per incontrare un investitore interessato a Pandora, progetto che, “partendo da una carrozzina standard, quindi senza stravolgere il concetto di base, arriva ad una soluzione che fornisce all’utente la possibilità di assumere una postura che gli dia la percezione dell’equilibrio. Spostando, infatti, il baricentro sull’asse delle ruote si possono sperimentare le proprie abilità e ritrovare la percezione della posizione eretta”. Il giovane imprenditore già per la sua tesi di Laurea Triennale in Ingegneria Meccanica aveva progettato una carrozzina con solleva persone integrato, “che ho poi brevettato e che adesso produco nel mio laboratorio”.
Ma, in una realtà depressa come la nostra, come si fa a scegliere la strada dell’imprenditoria contando solo sulle proprie forze? “Non mi sono mai limitato solo a studiare, mi sono sempre guardato intorno – risponde Troncone – Ho da subito cercato concorsi, premi, esposizioni a cui partecipare con le mie invenzioni: ultimo l’ExpoSanità di Bologna dove il nostro stand era il più piccolo ma il più affollato. Questo significa farsi pubblicità, farsi conoscere. In questo mondo l’abito fa il monaco, quindi bisogna anche sapersi vendere e avere una buona comunicazione con la stampa: io sono stato intervistato per diversi giornali ed ho partecipato a trasmissioni su Rai 1 e Rai 2, al telegiornale di Rai 3. Così gli investitori hanno potuto conoscermi”. Quando ha iniziato, racconta, “sono partito da zero, avevo solo tanta voglia di fare. Appena laureato ho cominciato subito la libera professione. Tutto quello che guadagnavo lo investivo nel mio laboratorio di Pozzuoli: sono partito dall’imbiancare da solo le pareti, fino ad acquistare macchinari usati e rimetterli in sesto. Purtroppo finanziamenti non sono riuscito a trovarne, perché ci sono troppe restrizioni. Ho dovuto così costruire tutto con le mie sole forze, poco alla volta. Adesso, in società con mio fratello Alexander, ingegnere biomedico, abbiamo la ‘Troncone Engineering, un’attività di servizi di ingegneria, specializzata nella progettazione meccanica, biomedica e nella brevettazione e prototipazione di prodotti innovativi, che lavora sui mercati italiani e presto anche esteri”.
Insomma, questo sembra essere davvero un esempio positivo per tutti i giovani e uno sprone a non abbattersi. “Le difficoltà ci sono, e non sono poche, ma se si ha costanza e ci si muove in maniera corretta ce la si può fare”.
Valentina Orellana








