Valutazione obbligatoria dei docenti prima dell’esame

Da qualche tempo c’è una novità per gli studenti che si accingono a sostenere un esame all’Università Federico II. Quando entrano nella piattaforma internet predisposta dall’Ateneo per prenotare la prova, devono obbligatoriamente – pena l’impossibilità di proseguire con la prenotazione – accedere ai questionari per la valutazione del docente che ha tenuto quel corso. Il prof. Achille Basile, docente di Metodi matematici e da circa tre anni coordinatore del Nucleo di Valutazione dell’Ateneo, spiega le ragioni che hanno indotto ad introdurre questo meccanismo e fa il punto sui compiti della struttura della quale è parte. 
Professore, perché avete resa la valutazione obbligatoria per gli studenti?
“La compilazione dei questionari di valutazione da parte dei ragazzi non è una novità, perché è da molti anni che gli studenti hanno l’opportunità di compilare le schede di valutazione sui docenti. Quando, però, non era una procedura obbligatoria e necessaria per prenotare l’esame raccoglievamo non più di 50 mila questionari compilati, laddove ce ne saremmo aspettati almeno 200 o 300 mila”. 
Insomma, gli studenti non prendevano molto sul serio la questione?
“Non so se il problema fosse questo oppure, semplicemente, prevalesse una sorta di pigrizia e di inerzia. Fatto sta che la scarsità dei questionari che erano compilati rappresentava un problema da vari punti di vista. Intanto, ci privava della possibilità di monitorare effettivamente su una platea sufficientemente ampia le esigenze degli studenti, i problemi, le difficoltà e le insoddisfazioni. Il che, per un Ateneo che punti a migliorare costantemente la didattica, è un handicap. In secondo luogo, la circostanza che solo ad una porzione molto limitata di studenti arriva l’invito a valutare i docenti ed i corsi pesava sui giudizi dell’Anvur, l’Agenzia di valutazione nazionale, nei confronti dell’Ateneo. Ciascuna Università italiana è classificata dall’Anvur anche sulla base di come e quanto gli studenti valutano la didattica. Da queste due considerazioni che ho appena esposto, sostanzialmente, è scaturita la novità di costringere, tra virgolette, gli esaminandi ad entrare nella pagina della scheda di valutazione per procedere poi a prenotare l’esame. Si tratta, peraltro, di un obbligo fino ad un certo punto”. 
Perché?
“Funziona così: lo studente non può prenotarsi senza entrare nella piattaforma per la valutazione ma, una volta che sia entrato, non lo costringiamo a rispondere per forza alle domande. Può limitarsi – ma spero che pochissimi lo facciano – a scrivere che non vuole svolgere il questionario. A quel punto scatta in automatico la domanda circa i motivi per i quali non vuole procedere con la valutazione e lo studente può esporli o non esporli. In ogni caso, può proseguire poi con la prenotazione dell’esame. Insomma, in realtà l’unico vero obbligo è di accedere alla piattaforma del questionario, non di rispondere ai quesiti dello stesso”. 
Un giudizio negativo, 
sortisce effetti?
Come diceva lei, prima che fosse introdotto questo nuovo meccanismo l’adesione degli studenti alla valutazione dei docenti è stata piuttosto tiepida. Può dipendere dalla circostanza che ritengono che i loro giudizi non sortiscano alcun effetto e che valutazioni negative su un professore o su un corso restino prive di conseguenze per il titolare della cattedra? 
“È vero che i ragazzi a volte pensano che la loro valutazione non sia molto rilevante o che, addirittura, non lo sia per nulla. È una impressione sbagliata, però. I professori ricevono informazioni sull’esito della valutazione dei loro corsi e lo stesso dicasi per i Direttori di Dipartimento. Se in un insegnamento seguito da 300 studenti 250 rispondono che il professore non viene mai a lezione o è sempre in ritardo oppure non si vede mai al ricevimento, il problema ci sta. I dati della valutazione vanno pure in Commissione paritetica studenti-docenti e nei Consigli di Dipartimento, dove è prevista una rappresentanza studentesca. Io sono quasi sicuro, inoltre, che ci sono Dipartimenti i quali anche se devono assegnare il passaggio di carriera, guardano tra i diversi parametri, pure a come i docenti vanno nelle valutazione”.
Quali sono le voci del questionario sulle quali capita più spesso che siano espressi giudizi negativi?
“Non quelle relative al comportamento del docente. I giudizi negativi per lo più riguardano le caratteristiche delle aule, la disponibilità di servizi ed attrezzature, l’organizzazione dei corsi. Frequenti sono le lamentele sulla sovrapposizione di insegnamenti, nell’ambito dei corsi a crediti liberi, che non permette allo studente di frequentare tutti quelli che vorrebbe. È un problema che nasce dal fatto che l’Ateneo non impone ad inizio di anno di scegliere cosa seguire tra gli insegnamenti opzionali. Non lo fa perché vuole che lo studente, in corso d’opera, maturi una scelta consapevole. Questo, però, fa sì che noi non si sappia dall’inizio chi frequenta cosa. Può accadere, dunque, che lo studente x scelga due corsi a febbraio i quali, però, si svolgono contemporaneamente sulla base della programmazione di inizio anno. Altrimenti dovremmo imporre ai nostri studenti di decidere a settembre oppure dovremmo ridurre i corsi a scelta. Questa seconda strada, però, credo che piacerebbe poco ai ragazzi e comporterebbe certamente un impoverimento dell’offerta didattica dell’Ateneo, perché la formazione interdisciplinare è importante. Insomma, c’è un equilibrio complesso da preservare e non sempre è agevole perché gli studenti sono tanti e l’Ateneo ha migliaia e migliaia di insegnamenti”.
Gli altri compiti 
del Nucleo
Quali sono gli altri compiti del Nucleo di Valutazione di Ateneo?
“Un altro aspetto del quale ci occupiamo è quello che riguarda la validazione del sistema di misurazione e valutazione delle performance. Nelle Università i Nuclei svolgono questa funzione. Noi dobbiamo preliminarmente dire se un Corso di Laurea da istituire abbia le caratteristiche perché possa essere accettato dall’Anvur. Ancora: dobbiamo segnalare all’Anvur se verifichiamo che gli elementi di validazione possano venire meno. Poi il Nucleo fa una valutazione ex post delle strategie di reclutamento dei Dipartimenti. Prendiamo i dati sui valutati a fine anno e vediamo come è la qualità dei colleghi valutati e se risponde alle esigenze didattiche dei Dipartimenti. Li valutiamo sulla base delle pubblicazioni ed andiamo a guardare le esigenze didattiche dei Dipartimenti”. 
Può fare un esempio per chiarire meglio?
“Se in un piano di studio si fa molta chimica ed il Dipartimento continua ad assumere filosofi oppure fisici o biologi, non va bene. Ovviamente queste cose non vanno prese troppo alla lettera. Possono esserci deroghe, ma devono essere motivate nel piano triennale del Dipartimento”. 
Fabrizio Geremicca
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