Consumi e dipendenze, la testimonianza di una psicologa clinica

Esperienze professionali, ciclo di seminari a Psicologia

“Tradurre quelli che sono i costrutti teorici in esperienze professionali concrete attraverso scorci di vita clinica raccontati dal punto di vista di chi se ne occupa direttamente”, così la prof.ssa Valentina Boursier descrive il ciclo di seminari nell’ambito dell’insegnamento di Psicopatologia dell’Adolescenza e forme del malessere nella contemporaneità. Il 7 maggio, presso l’aula 25 di Mezzocannone 8, si è svolto il secondo incontro, aperto a tutti gli studenti dei Corsi di Studio Triennale e Magistrale in Psicologia, con ospite la dott.ssa Anita Rubino, psicologa clinica e Direttrice dell’Unità Operativa Complessa (U.O.C.) Dipendenze.
Il titolo della giornata: Consumi e dipendenze. Il modello intervento nella ASL Napoli 1. Partendo da un excursus sul Sistema Sanitario Nazionale, dalla sua nascita nel 1978 fino ai nostri giorni, si sono descritti i vari metodi adottati negli anni nei confronti dei consumatori di sostanze. Dalla forte stigmatizzazione sociale degli anni ’80, nei quali la “droga veniva vista, in maniera ideologica, come un male da estirpare dall’organismo per portare ad un’astinenza completa”, si è passati, sulla fine degli anni ’90, ad un approccio che rappresentava il soggetto in esame come “affetto da una malattia cronica recidivante”. Tutto ciò ha tuttavia aperto un periodo positivo di studi che ha consentito di fare breccia “nell’universo dei consumatori di sostanze in ottica di promozione della salute”.
Per molti anni si è creduto “che chiunque fosse esposto ad una sostanza avrebbe sicuramente sperimentato un’escalation problematica fino allo sviluppo di una dipendenza. Per fortuna, in Italia e in tutta Europa, si è iniziato a svolgere delle ricerche nei contesti naturali di consumo e ciò ha consentito di imparare tante cose su quelli che sono i meccanismi di autoregolazione delle persone che consumano e che non necessariamente sono portate a sviluppare una dipendenza”, ha spiegato la dott.ssa Rubino. Una delle conquiste più importanti del nuovo millennio è proprio il “superamento di questa possibilità dell’illusione del clinico, facendo fede alle competenze della figura professionale dello psicologo, il quale conduce sempre un’osservazione a 360 gradi dei casi. Sono tanti, infatti, i fattori da prendere in considerazione, così come tanti sono i punti di vista da adottare”.
Oggi si parla “finalmente di modelli di consumo”. Da enfatizzare l’uso del plurale che fa capo proprio al “ventaglio di possibilità esistenti”. Secondo il modello dello psichiatra statunitense Norman Zinberg, considerato ancora attuale per interpretare il rapporto tra sostanze d’abuso ed esseri umani, non si può parlare dei consumi se non si considerano tre elementi strettamente intrecciati tra loro: set, setting e droga. Intendendo per set, la psicologia del consumatore; per setting, il contesto fisico e socio-ambientale del consumo; per droga, le caratteristiche chimiche delle sostanze utilizzate. La centralità del set (persona) e del setting (contesto), per comprendere rischi ed effetti, ci richiede di considerare, dunque, stili e patterns di consumo, piuttosto che concentrarsi sull’effetto della sostanza”.
La relatrice, dopo aver intrattenuto una discussione interattiva con gli studenti presenti, ha poi continuato la lezione descrivendo i criteri diagnostici per il Disturbo da Uso di Sostanze e il contesto dei Circuiti SerD (Servizi per le Dipendenze) dell’ASL Napoli 1. I SerD sono “presenti in tutti i Distretti Sanitari di Base e negli Istituti di Pena, facenti parte delle tre Unità Organizzative Complesse (U.O.C. Dipendenze Nord, Est, Ovest) e accolgono i cittadini senza necessità di prenotazione, offrendo loro libero accesso per affrontare problemi legati all’uso di sostanze e/o al gioco d’azzardo”.
Poi un focus sulla finalità di azioni pratiche da applicare per il trattamento di consumi e dipendenze. Il complesso sistema di servizi e di interventi – che per ciò che riguarda le prestazioni psicologiche presenta tre tipologie, ovvero consulenze di orientamento individuali e familiari, sostegno psicologico individuale, familiare e di gruppo e psicoterapie – mira alla “tutela della salute delle persone e al recupero possibile delle loro risorse personali e sociali” oltre che al “miglioramento della qualità della vita, il quale deve essere sempre un obiettivo perseguibile, anche se la persona non si allontana dal consumo di droghe”.
Giovanna Forino

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Ateneapoli – n.09 – 2024 – Pagina 22

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