“Il secondo anno è tosto”

“Il secondo anno è tosto”

A Medicina tutti a studiare per gli esami

C’è un leggero vociare lungo i vialoni del Policlinico. Alcuni studenti chiacchierano sulla soglia degli edifici, altri cercano un posto al riparo dei gazebo nei pratoni con i libri alla mano. È appena metà settembre, ma gli aspiranti camici bianchi sono già sul pezzo tra esami ancora da sostenere e nuovo semestre da pianificare.
In prossimità dell’Edificio 14 è riunito un gruppetto molto brioso nel quale ci si interroga a vicenda sulle risposte barrate in un test a crocette appena consegnato. “Abbiamo sostenuto lo scritto di Istologia, un esame del primo semestre, 30 quesiti a cui poi seguirà l’orale – spiega Sveva Paglionico, secondo anno – Per fortuna non era molto difficile! La sessione settembre-ottobre ci serve proprio per recuperare. Il secondo anno è tosto, ci sono sette esami, quattro al primo semestre e tre al secondo, tra i quali Anatomia”. “Io mi sono chiuso in casa a ripetere durante l’estate”, scherza (ma non troppo) Federico Gaeta.
Sveva sorride: “Io, invece, ho studiato un po’ al mare”. Al gruppo si aggiunge Francesco: “Spero di aver superato l’esame anche io – dice – ma esco da un periodo piuttosto faticoso. Ho ripetuto Anatomia cinque volte prima di riuscire finalmente a passarlo!”. Ammette: “All’inizio avevo qualche lacuna, complice il fatto di dover conciliare lo studio con altri impegni. All’esame comunque è richiesta una preparazione dettagliatissima. Una delle ultime volte ero stato bocciato per aver sbagliato di pochi millimetri la posizione di un muscolo dell’avambraccio”. Nonostante qualche difficoltà ribadisce che Medicina è la sua strada: “È una passione. Mi dispiace solo essere un po’ lento”.

“Una corsa contro il tempo”

“C’è anche da dire – riprende Sveva – che non abbiamo tantissime date d’esame, in più c’è il salto d’appello, e alle sessioni straordinarie di novembre e maggio possiamo accedere solo una volta usciti fuori corso, dopo il sesto anno. Una corsa contro il tempo. È un problema che facciamo presente tutti da tempo”. In pausa sotto un gazebo Francesca e i suoi colleghi, che stanno per cominciare il terzo anno, discutono del semestre alle porte: “Le lezioni inizieranno la prima settimana di ottobre e allora sì che il Policlinico si ripopolerà! – commentano alludendo all’ampia disponibilità di postazioni studio riscontrata durante la mattina – Ma è naturale. Molti di noi arrivano da lontano e non conviene venire in sede solo per studiare. Durante i corsi è diverso anche perché spesso si passa qui l’intera giornata”.
Sull’organizzazione didattica: Non ci possiamo lamentare, è quasi come a scuola. Gli orari sono molto compattati, seguiamo principalmente la mattina. Per comodità poi si rimane a studiare. Alcune aule studio restano aperte anche fino a tardi, altre chiudono intorno alle 17:00”. Uno degli obiettivi del gruppo, in vista del nuovo semestre, lo illustra Gennaro: “Recuperare qualche ADE, la cui impostazione andrebbe un po’ migliorata. Tra ADE e ADE a volte c’è disparità, nel senso che alcune prevedono tanti incontri mentre altre solo una mattinata, talvolta si sovrappongono a lezioni ed esami e poi è difficile riuscire a rientrarvi perché in genere sono a numero chiuso”. Ma sono propositivi: “Pare che il terzo anno sia più leggero del secondo. E poi finalmente ci sarà un’attività pratica, un piccolo tirocinio con l’insegnamento di Igiene. L’anno scorso si è tenuto all’Asl”.

Nelle aule studio dell’Edificio 20 regna il silenzio. Gli studenti sono assorti, concentrati sulle dispense, e per ripetere a voce alta escono in corridoio. Annamaria Marra, secondo anno, ha ripreso la sua solita postazione nell’aula multimediale del piano terra a fine agosto: “Appena è stata riaperta dopo la pausa estiva. Resto qui dalle otto del mattino alle sette di sera. Preferisco studiare all’università, ci sono meno distrazioni”. Sta sottolineando un testo di Biochimica: “Tra gli esami del primo anno è il più interessante perché si avvicina all’ambito medico. Ci tengo a passarlo con un buon voto”.
Non è l’unica habitué dell’aula. Lo sono anche Simeone Guarino e Antonio Magisto, appartenenti ad anni diversi, entrambi di Aversa: “Siamo abituati a studiare insieme al nostro gruppo, è più stimolante e poi ci si può aiutare l’uno con l’altro”. Simeone sta ripassando Biologia: “Non ho superato l’esame, ma ci sta. Non avevo fissato bene tutti i concetti”.

Di fronte a loro è seduta Erika, studentessa del quarto anno, anche lei con il naso in una dispensa: “In questi giorni si vedono quasi sempre le stesse persone. Approfittiamo della quiete che precede la ripartenza delle lezioni quando poi inizierà la corsa ai posti studio”. La carenza di spazi per gli studenti, conferma, “è una criticità. Altra criticità è l’assenza di un luogo al coperto dove consumare un pasto che non venga dalla mensa. Con il sole possiamo sostare fuori o sui gradini, dove pure qualche volta ci cacciano, ma d’inverno non è fattibile”.

“L’internato è impegnativo”

Barbara e Marco sostano in un corridoio riparato del primo piano di fronte ai locali della Medicina Legale. Stanno per entrare nel quinto anno, “in cui c’è da scegliere l’internato”, ricordano. Marco è interessato ai reparti di Neurologia e Neuropsichiatria infantile, “ma credo che lo chiederò più in là. L’internato è impegnativo, soprattutto se lo si collega ad una tesi sperimentale e io ho bisogno di recuperare prima qualche altro esame”. Il recupero di cui parla è funzionale anche al suo desiderio di “partire per l’Erasmus. Parteciperò al prossimo bando”.
Spiega che la maggior parte degli studenti opta per partire proprio al quinto anno “quando si è abbastanza avanti nel percorso e si può beneficiare di un grande vantaggio degli Atenei esteri, ovvero la maggiore impostazione pratica. Mi affascinano i paesi del Nord Europa, molto avanzati in campo medico, ma vaglierei anche la Spagna per una questione di lingua e vicinanza. Una volta laureato, in realtà, mi piacerebbe provare all’estero la Specializzazione”. Ancora un po’ indecisa, Barbara concorda con Marco sulla necessità “di ampliare la pratica sin dai primi anni e questo si potrebbe fare anche grazie al SimLab. E ben venga l’iniziativa personale. Si può sempre chiedere ai docenti, o agli specializzandi, di entrare nei reparti e seguire le loro attività. Lo consiglio, compatibilmente con lo studio”.

Insieme a loro c’è Luciana, quinto anno di Odontoiatria. È internista a Medicina Orale, “ma ultimamente sono stata poco in reparto perché avevo degli esami da recuperare. Ricomincerò a breve”. Ritiene questa esperienza fondamentale, “perché a contatto con la persona ci si rende davvero conto di quale sia la missione del medico. Mi è capitato di incontrare pazienti con problemi seri della mia stessa età e quasi di commuovermi pensando che avrei potuto essere al loro posto”.
Si riallaccia quindi al discorso di Marco e Barbara: “In questi giorni si sta parlando tanto di abolire il numero chiuso, ma sfugge l’essenza del problema. Ci troviamo in strutture che sono tanto accademiche quanto ospedaliere, dove a volte si litiga per un posto in aula studio e si fa fatica a seguire un tirocinio in dieci. I nostri percorsi sono complessi, come complessa è la loro finalità, ed è per questo che hanno determinate regole”.
Carol Simeoli

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