Premio Asimov al prof. Giovanni Covone per il libro ‘Altre Terre’

‘Altre Terre’ del prof. Giovanni Covone ha vinto il Premio Asimov 2024, riconoscimento dedicato all’editoria scientifica nato nel 2015 su iniziativa di Francesco Vissani e promosso dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Il docente federiciano ha dovuto convincere una giuria d’eccezione: migliaia di studenti di 333 scuole di tutta Italia. Che hanno letto e recensito il suo libro – e quello degli altri quattro finalisti – scrivendo recensioni appassionate.
Tanto quanto la penna di Covone stesso, ‘cacciatore di pianeti’ per lavoro, che si è cimentato nella ricostruzione rigorosa ma avvincente di un viaggio tra tentativi falliti, altri riusciti e quelli di là ancora da venire – anzi da immaginare – verso la scoperta di pianeti extrasolari simili al nostro, ben oltre il cortile di casa. Dai primi passi degli scienziati dell’Antica Grecia i quali, non avendo altri strumenti che i propri occhi, hanno alzato lo sguardo verso il cielo ponendosi delle domande, fino a noi che alcune risposte – astronomiche, dunque pure filosofiche – le cerchiamo ancora; procedendo a tentoni, attratti da quel “silenzio del cosmo”, come lo chiama Covone, che non sappiamo ancora decifrare pur avendo scoperto circa 6000 esopianeti, dei quali solo dodici morfologicamente simili al nostro – e comunque inabitabili.
Per l’occasione, Ateneapoli ha intervistato il docente che insegna Astronomia e Astrofisica al Dipartimento di Fisica Ettore Pancini, il quale ha confermato l’entusiasmo per l’avventura divulgativa: “la passione è aumentata, ho nuove idee in cantiere”.
Ci racconta della vittoria del Premio?
“È stata una grande gioia, soprattutto perché la giuria è composta solo da ragazzi; ne vado ancora più fiero. Parliamo di circa 14mila ragazzi in tutta Italia che hanno letto i cinque libri finalisti (ognuno ne sceglieva uno) e dunque è stata fatta una valutazione molto approfondita”.
Girando l’Italia, in quanto finalista, è stato a contatto con migliaia di studenti tra ottobre e febbraio per presentare il suo libro: cosa le hanno lasciato?
“Sì, questa è stata l’altra parte davvero interessante. Il ritorno emotivo, lo scambio di idee con i ragazzi è stato molto appagante. Conciliare il tutto anche con il lavoro universitario non è affatto semplice, ma incontrarli è stato già un premio”.

Un ricercatore divulgatore

Lei, docente ricercatore, con ‘Altre Terre’ è diventato anche un divulgatore. Sono parti complementari?
“Assolutamente. Un aspetto si nutre dell’altro. Non rinuncerei mai al mio lavoro di ricercatore per fare il divulgatore a tempo pieno e non riuscirei a fare il ricercatore se non potessi comunicare la scienza al di fuori delle ristrette mura del mondo accademico. Oltretutto la divulgazione mi ha consentito di allargare gli orizzonti, di capire il senso di insieme di quello che faccio”.
Venendo al libro: perché è importante studiare altri pianeti e cercare un’altra Terra?
“Nell’ultimo capitolo affronto proprio questo tema. Non si tratta solo di un’avventura scientifica chiusa a noi scienziati: scoprire una seconda Terra avrebbe un impatto culturale e riguarderebbe tutta la società; ci permetterebbe di guardare con occhi nuovi il nostro pianeta e noi stessi. Sarebbe una sorta di nuova rivoluzione copernicana”.
Dal punto di vista scientifico quali caratteristiche proprie del nostro pianeta sono difficili da rintracciare nei pianeti extrasolari?
“Innanzitutto, trovare una coppia pianeta-stella. Le stelle più piccole del Sole sono instabili, violente, producono continue tempeste e brillamenti che possono sterilizzare i pianeti rocciosi che orbitano intorno a loro. Al contrario le stelle più grandi del Sole vivono molto poco, fattore che non consentirebbe alla vita di raggiungere gli stadi evolutivi ottenuti qui. Per questo è sbagliato dire che la nostra stella è mediocre. Tutt’altro: ha dato una possibilità alla vita”.
Il suo libro è anche un invito ad avere cura di questa eccezione straordinaria che è la Terra…
“È un’idea che neanche troppo tra le righe torna ancora nell’ultimo capitolo. Capire la rarità cosmica che rappresentiamo potrebbe essere motivante per averne maggiore cura. La vita ha avuto molte occasioni di nascere probabilmente – su Marte c’era acqua un tempo – e sulla Terra stessa è nata subito; la vera unicità consiste nella stabilità delle condizioni che le consentono di continuare ad esistere”.
Cosa spera potranno fare gli astronomi tra due generazioni?
Spero abbiano telescopi così potenti da poter ottenere immagini e dati di pianeti simili alla Terra. Purtroppo, è un sogno che rimarrà tale almeno per i prossimi 15 anni. Forse potremo ottenere dati in base ai quali capire se esiste o no la vita altrove; magari potremo ascoltare i segnali radio inviate da eventuali civiltà intelligenti”.
Claudio Tranchino

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Ateneapoli – n.09 – 2024 – Pagina 17

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