Storie di città ad Architettura

Storie di città ad Architettura

Un ciclo di seminari, anche con sopralluoghi, promosso dalla prof.ssa Elena Manzo

Come siamo arrivati a concepire le città così come sono oggi? È questo il leitmotiv di ogni incontro del ciclo di seminari “Storie di città”, curato dalla prof.ssa Elena Manzo per il corso di Storia della Città, previsto per il terzo anno della Magistrale a ciclo unico in Architettura. Un tuffo nel cuore dell’Ottocento, agli albori della città borghese, per le vie delle città più famose al mondo: Napoli, Parigi, Londra, Vienna, Chicago, Istanbul, Berlino, Mosca, Copenaghen, New York, ma anche Buenos Aires e Montevideo. “Ho strutturato questi incontri secondo il mio modo di intendere la didattica – dice Manzo – cioè alternando forma e sostanza. Allo studio teorico è sempre utile, o per meglio dire fondamentale, accostare l’approccio pratico”.

Così, secondo una precisa calendarizzazione composta da seminari in situ e altri on-line, gli studenti avranno modo di conoscere l’evoluzione delle città che hanno fatto sognare orde di intellettuali per oltre due secoli e che sono state la culla del progresso. “I seminari sono principalmente rivolti agli studenti del terzo anno – precisa la docente – ma se i posti lo consentono può partecipare chiunque ne faccia richiesta”. Il primo incontro, tenutosi lo scorso 20 aprile, è stato incentrato su Napoli e curato dalla stessa docente, esperta del capoluogo campano e di Chicago (città che illustrerà nell’incontro del prossimo 25 maggio).

Il ciclo di seminari prevede anche una serie di sopralluoghi sul territorio di cui il primo, che ha avuto luogo negli scorsi giorni sotto la guida del prof. Riccardo Serraglio, si è tenuto a San Leucio, avamposto casertano della cultura borbonica e sito dell’importante setificio riconosciuto dall’Unesco – era il 1997 – come patrimonio dell’umanità. Nei prossimi giorni l’attenzione si sposterà su Pompei, altra roccaforte culturale campana dall’interessante profilo architettonico, con una visita guidata da Manzo e dal dottorando Michele Cerro.

Ma perché è importante conoscere la storia di queste città? “Fu il celebre architetto Leonardo Benevolo a dire che l’urbanistica contemporanea paga un tributo alla città borghese, è quindi importante mappare l’evoluzione delle città a partire dall’Ottocento per comprendere come si sia arrivati all’attuale fisionomia degli spazi urbani. Questi esempi, emblematici e paradigmatici, spiegano brillantemente il processo di formazione della città contemporanea, che ha appunto avvio nella metà dell’Ottocento”.

Un percorso in diacronia, attraverso il tempo, alla scoperta delle teorie che hanno dato un forte contributo alla storia dell’architettura, come quelle dell’austriaco Camillo Sitte, che pure saranno trattate nel corso degli incontri. Come si può apprendere già solo consultando il calendario, il processo di formazione della città contemporanea non ha riguardato solo l’Europa: “La prof.ssa Ana Redkwa, dell’Universidad Nacional de la Plata – Argentina – terrà online il seminario conclusivo, il prossimo 30 maggio, delineando la storia e l’evoluzione della capitale Argentina e di quella uruguayana, Montevideo”.

Studiare architettura significa mettere in relazione passato e presente nell’ambito della storia dell’ambiente costruito. Gli esseri umani, come hanno affermato importanti antropologi e geografi, hanno cercato sin dalla loro comparsa sulla terra il modo di affrancarsi dalle insidie della natura. L’ambiente costruito nasce quindi come sito della protezione delle società, un luogo in cui gli esseri umani possano sentirsi sicuri e intraprendere le loro innumerevoli attività.

Conoscere la storia delle città consente ai futuri architetti di interpretare il presente e – perché no? – immaginare prospettive future. “Oggi più di ieri conosciamo l’importanza del sapere pratico, che comunque nel nostro Dipartimento è sempre stato una costante. Questi seminari, né la prima né l’ultima iniziativa di questo tipo, sono uno strumento prezioso per gli architetti di domani. Potranno capire come pensavano gli architetti del passato e perché si sia incorsi in cambiamenti così profondi come quelli dell’Ottocento. Insomma – conclude Manzo – delineare una storia della città è utile anche a delineare una storia dell’essere umano in un determinato frangente di tempo”.
Nicola Di Nardo

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