“Non tutti possono essere grandi progettisti”

“I Corsi triennali soppressi rientravano tutti nella stessa Classe di Laurea, e in linea con la scelta del resto dell’Ateneo, si è deciso di accorpare i Corsi per evitare duplicazioni, nonostante avessero ognuno delle specificità”, spiega il prof. Claudio Claudi, recentemente eletto nuovo Preside di Facoltà – incarico che ricoprirà ufficialmente solo a partire dall’inizio del nuovo anno accademico, a novembre, quando terminerà l’incarico del preside uscente, prof. Benedetto Gravagnuolo. “Ma spero che in futuro i Corsi disattivati quest’anno possano essere riproposti, in classi di laurea diverse”, aggiunge. Anche il futuro della Facoltà quindi, per rispondere anche alla saturazione del mercato del lavoro, sarà probabilmente basato su specializzazione e differenziazione, puntando su nuovi corsi professionalizzanti che invece di mirare all’abilitazione di architetto forniscano competenze specifiche in settori più circoscritti. Come un corso di Design industriale, spiega il prof. Claudi, “che più che fornire l’abilitazione a poter mettere timbri e firme ai progetti possa invece privilegiare le conoscenze”.
Per adesso però l’applicazione della nuova riforma ministeriale ha intanto richiesto una trasformazione “non indolore”, sottolinea il prof. Claudi, considerando ad esempio che il numero di richieste per la triennale di Arredamento faceva registrare ogni anno un numero di dieci volte superiore alla disponibilità effettiva – un record toccato solo dalle selezioni per Medicina -, dato che soprattutto a Napoli lo svolgimento della professione è molto legata all’architettura di interni. A partire da quest’anno, invece, il Corso di laurea triennale abilitante alla professione sarà unico e mira a fornire una “preparazione generalista”, per poi spostare l’eventuale approfondimento settoriale nella scelta tra le cinque specialistiche disponibili.
Intanto la laurea quinquennale, oltre ad essere riconosciuta a livello europeo, continuerà a rappresentare il modello di formazione tradizionale da cui sono uscite tutte le generazioni di architetti fino a poco fa. Ma anche la maggior parte dei laureati triennali, afferma il professore, tende a completare il quinquennio proseguendo con la Specialistica. Anche se molti poi, invece di approfondire ambiti più specializzati, scelgono un percorso classico, che diventa praticamente una trasposizione nel 3+2 della quinquennale ‘intera’ – ad esempio “ci aspettavamo più richieste per la Magistrale in Restauro, che nella nostra realtà è piuttosto aderente alle necessità del mercato”, ammette Claudi, che invita a considerare tutte le possibilità lavorative nell’ambito dell’architettura, al di là della classica libera professione in studio: “ci sono molte altre forme di impiego nella Pubblica Amministrazione, nel mercato immobiliare…Non tutti possono essere grandi progettisti. La prima cosa che consiglio è partecipare concretamente a concorsi di progettazione, durante o dopo la laurea, per mettersi alla prova”. Il fatto che non tutti gli architetti possano puntare alla libera professione ha a che fare con gli alti tassi di disoccupazione nella nostra area, di cui risentono molte altre categorie professionali, ma anche con la saturazione di questa specifica categoria, molto più che in altri paesi europei – “si calcola che in Italia ci sia un architetto ogni 700 abitanti”, afferma Claudi. E il numero programmato di accesso alla laurea, che dovrebbe formare un numero di professionisti proporzionato alle capacità di assorbimento, “ancora non fa sentire i suoi effetti”. Una situazione in cui, insiste il prof. Claudi, “è importante far capire agli studenti che non c’è solo il mondo del progetto, ma tanti altri lasciano spazio alla professione. Tutti sognano di incidere sulla trasformazione della città e del paesaggio. Ma ci sono altri ambiti non meno qualificati e interessanti. Altrimenti l’architetto continua a rimanere una figura voluttuaria; bisogna invece incrementare le consapevolezza che servono competenze specifiche, più radicate alla realtà”. Anche la capacità di critica è importante. Quindi l’invito “a partire da novembre gli studenti venissero pure da me come Preside se notano che delle cose non funzionano, senza subire le imperfezioni che di fatto capitano in ogni macchina organizzativa”.
Viola Sarnelli
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