Immigrazione: “gridare all’invasione non è un buon affare”

Immigrazione: “gridare all’invasione non è un buon affare”

Non ci sono politiche volte ad affrontare in maniera strutturale la questione, afferma il prof. Francesco Dandolo, docente alla Federico II, delegato del Rettore alle problematiche e politiche sui migranti e sui rifugiati

“L’emergenza immigrati c’è perché non ci sono politiche volte ad affrontare in maniera strutturale la questione dell’immigrazione. Da decenni. C’è ancora troppa ideologia, si adottano misure velleitarie per inseguire il consenso”. Parole del professore Francesco Dandolo, docente a Scienze Politiche alla Federico II, delegato del Rettore alle problematiche e politiche sui migranti e sui rifugiati. Dandolo è un conoscitore profondo del pianeta migranti in Campania – non solo della realtà di quelli che arrivano ad iscriversi all’università – ed è uno dei promotori della scuola di italiano per stranieri che la comunità di Sant’Egidio porta avanti da molti anni e che ha permesso a varie centinaia di stranieri provenienti da diversi continenti di acquisire la padronanza della nostra lingua. Indispensabile quest’ultima ad un processo di integrazione sociale e lavorativa.
Nel libro Tracce, che è stato pubblicato alcuni mesi fa, racconta storie ed analizza problemi e situazioni relativi al tema dell’immigrazione in Campania negli ultimi decenni. “Non siamo di fronte a numeri sconvolgenti – sottolinea – e peraltro molti tra coloro che arrivano da noi sono minori. Bisognerebbe gestire il fenomeno con politiche adeguate senza abbaiare e gridare per fomentare la paura. Accade, invece, di assistere magari nello stesso telegiornale ad un servizio sul fenomeno degli sbarchi e, subito dopo, ad un altro servizio sullo spopolamento di decine e decine di Comuni italiani e sulla crisi demografica del nostro Paese con sempre meno giovani e sempre più anziani”.

Affido e percorsi di formazione

Ritorna ai minori: Mi aspetterei proposte per migliorare le politiche di inserimento scolastico e, se possibile, universitario. La società civile, le associazioni e alcuni Atenei fanno già tanto. Il compito del decisore politico dovrebbe essere quello di assecondare queste pratiche virtuose, di facilitarle, di rimuovere gli ostacoli che ne rallentano l’attuazione. Per esempio bisognerebbe facilitare l’affido a famiglie italiane. Ce ne sono molte disponibili, che hanno la voglia di impegnarsi in questi percorsi. Gridare all’invasione non è un buon affare, non è un comportamento che ci porterà da qualche parte”. Incalza: “Le forze produttive del Paese che si lamentano di non avere personale potrebbero essere coinvolte molto più di quanto accada oggi in percorsi di formazione e di adattamento alla realtà italiana rivolti ai migranti, in particolare ai più giovani tra essi”.

Con riferimento allo specifico della Federico II, va avanti il prof. Dandolo, “lavoriamo in sinergia con tre fondazioni: Aurora, Terra di Incontro, Erri De Luca. Danno un sostegno molto importante ad una ventina di ragazze e ragazzi che sono iscritti alla Federico II per libri, strumentazione ed altre esigenze legate al loro impegno universitario”. Quanti sono in totale le ragazze ed i ragazzi che attivano in Italia fuggendo dalla miseria o dalla guerra e che frequentano i Corsi di Laurea della Federico II? Risponde Dandolo: “È arduo quantificare con precisione. Sono certamente aumentati negli ultimi anni. C’è chi arriva e si iscrive subito, magari provando a riprendere un percorso che ha dovuto interrompere nel Paese di origine, e c’è chi si iscrive dopo qualche tempo che è in Italia”.

Un problema che a volte si presenta, spiega il docente, “è quello del riconoscimento del titolo di studio conseguito dal ragazzo nel suo Paese di origine. Devo anche aggiungere, però, che da parte degli uffici amministrativi dell’Ateneo c’è grande disponibilità e capacità di trovare soluzioni alle problematiche di questo tipo. Non ci si trincera mai dietro una valutazione rigidamente burocratica, si cerca di fare il possibile per consentire agli studenti migranti e rifugiati di immatricolarsi”. Nell’ultimo anno cinque studenti migranti o rifugiati hanno tagliato il traguardo della Laurea Triennale. “Proseguono quasi tutti con la Magistrale. Tra gli iscritti, le nazionalità più rappresentate sono Gambia, Guinea, Senegal, Afghanistan. A seguito del conflitto che va avanti da due anni sono aumentati gli arrivi di studenti ucraini”.
I Corsi di Laurea più gettonati? “Scienze Politiche per la sua proiezione internazionale, Medicina, Informatica, alcuni di Ingegneria. Il ventaglio è abbastanza articolato. Aggiungo che una caratteristica che accomuna questi ragazzi e queste ragazze è la grande voglia che hanno di partecipare alla vita accademica. Lo si è visto chiaramente in occasione della Giornata dello Studente federiciano che si è tenuta qualche tempo fa”.

La sfida per il futuro “sarà quella di assicurare vitto e alloggio nelle residenze universitarie al maggior numero possibile di questi nostri particolari studenti. Qualche residenza c’è già e l’Ateneo ha inoltrato domanda affinché una parte dei migranti e dei rifugiati che studiano con noi possa essere accolta nelle case dello studente a Pozzuoli e a Gianturco”. Storie da raccontare? “Ognuna meriterebbe un racconto. Mi limito a citare Fatima ed Hafhisa, due ragazze che scapparono da Kabul nel 2021, quando il Paese è stato riconquistato dai Talebani. La prima studia Medicina. La seconda sta per iniziare Economia. Come Ateneo siamo orgogliosi di offrire loro un’opportunità alla quale avrebbero dovuto purtroppo rinunciare in Afghanistan”.
Fabrizio Geremicca

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