Studenti in toga ai processi simulati

Orientare le matricole verso l’acquisizione di termini giuridici complessi è  un’impresa ardua, metterli a confronto con un vero e proprio processo li aiuta ad entrare nel mondo giuridico dalla porta principale. Ha questo intento una interessante iniziativa realizzata dall’Elsa (l’Associazione studentesca europea) in collaborazione con la Facoltà: la Moot Court Competition, una simulazione processuale in cui squadre di studenti si sfidano su un caso fittizio di fronte ad una giuria di professori ed esperti nel campo del diritto. “Da cinque anni – spiega il Preside Michele Scudiero – la simulazione processuale è uno dei nostri punti di forza. Ci svela come sia cambiata la nostra università e i suoi metodi di formazione. Questa Facoltà offre una formazione altamente qualificata che aiuta a realizzare professionisti nel campo giuridico. Grazie all’Elsa, di cui sono socio onorario tra venticinquemila studenti, i nostri ragazzi partecipano attivamente alla vita universitaria congiungendo il diritto vivente e la concretezza del mondo reale”. Il processo simulato che si occupa principalmente di questioni di Diritto Civile offre ai ragazzi del primo anno (e non solo) l’opportunità  di studiare l’esame di Diritto Privato in modo diverso. Non più studenti relegati nel banco ad ascoltare la lezione che proviene dalla cattedra, ma studenti attivi, che si muovono nell’ambito universitario e che esprimono la loro voglia di imparare facendo sentire la propria voce attraverso il ‘foro universitario’. Lo studio del caso proposto rimanda infatti non solo al manuale e alle nozioni teoriche in esso contenute, ma facilita la consultazione del Codice Civile (elemento indispensabile per i nuovi giuristi) e la scrittura di arringhe da parte degli studenti. Ogni squadra deve preparare la propria parte attraverso arringhe che saranno recitate di volta in volta davanti alla giuria. Che si interpreti la parte dell’attore o del convenuto, vedere questi ragazzi infilare le toghe e presentare le proprie ragioni fa sempre un certo effetto. La competizione, organizzata con la collaborazione della cattedra del prof. Ferdinando Bocchini, offre spunti didattici notevoli: in un’università dove il diritto parlato sorpassa di gran lunga quello scritto questo è il primo banco di prova per capire se orientarsi verso una carriere forense o meno. “La simulazione processuale – spiega il prof. Bocchini nell’ambito dell’ultima manifestazione che si è svolta a fine maggio  – abitua i ragazzi ad un nuovo modello di didattica. Li aiuta nella ricerca, li abitua a scrivere in materia di diritto, li sprona al confronto delle idee ed a lavorare in gruppo sperimentando il modello di lavoro più attuale della nostra società. Per coloro che poi diventeranno avvocati, questo è il primo step da superare: parlare in pubblico e vincere la timidezza. Questi obiettivi vengono perseguiti attraverso un coinvolgimento emotivo, i ragazzi lavorando in gruppo non si accorgono di impegnarsi molto e di studiare tanto. Dietro ogni argomento c’è uno studio profondo e un’attività didattica che mai avrebbero potuto svolgere da soli”. In effetti tutto il corso è mobilitato al perseguimento di questi obiettivi, gli studenti sono messi in contatto con materiali didattici, con ricerche giurisprudenziali per capire bene il passaggio che c’è dietro la formula norma-applicazione. “L’esame è solo una verifica – conclude il professore – ma è attraverso l’intero corso che vengono acquisiti gli strumenti utili per gli anni successivi e quindi per gli sbocchi professionali. La competizione aiuta i ragazzi a livello psicologico, arrivano all’esame più tranquilli, si sentono preparati, seguiti e quindi hanno maggiori possibilità di superare la prova in modo brillante. Consiglio anche agli studenti provenienti dalle altre cattedre di provare a mettersi in gioco, troveranno un’utilità ed un metodo che li accompagnerà negli anni di studio. La simulazione è una forma di orientamento, indirizza gli studenti verso una didattica produttiva e soprattutto concreta, perché li trasporta nel mondo lavorativo seppur attraverso le aule universitarie”. 
Durante l’anno accademico vi sono poi altri momenti di didattica non tradizionale. Li organizza anche – ma non solo- l’organizzazione studentesca Elsa: lezioni magistrali, seminari riguardanti aspetti particolari della vita giuridica, colloqui di orientamento alle professioni. “Ogni anno gli studenti partecipano attivamente a tutte le nostre iniziative – conclude Andrea Alberico, che a breve lascerà la presidenza del comitato locale Elsa – e questo ci rende orgogliosi. L’anno prossimo proseguiranno gli incontri con magistrati, notai e avvocati che riscuotono molto successo perché permettono di capire i modi d’accesso alle varie carriere. Tutte le matricole possono partecipare ai nostri incontri o diventare soci Elsa. Noi ci occupiamo dei nuovi giuristi prendendo a modello i maestri di vita e di comportamento che ci hanno preceduti, facendo tesoro dei loro insegnamenti e della disponibilità dimostrata nel corso degli anni. Per tutte le nuove iniziative bisognerà però attendere il nuovo anno accademico”.
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