Sport e disabilità intellettiva: l’esperienza del Laboratorio di Capture Movement

Per circa due anni gli allenamenti di un gruppo di atleti campani con disabilità intellettiva sono stati monitorati e studiati presso il Laboratorio di Capture Movement (Cattura del movimento) della Federico II, che ha la sua sede nel polo universitario di Napoli est e dipende dal Centro di servizi metrologici e tecnologici avanzati (Cesma). Diretto quest’ultimo dal prof. Leopoldo Angrisani. I risultati di quella esperienza saranno presentati il 4 novembre nell’ambito di un convegno in programma nell’Aula Magna del complesso universitario di San Giovanni a Teduccio: Sport e disabilità intellettiva – incontro di rette parallele. Strumenti per l’analisi e lo sviluppo delle funzionalità nell’atleta con disabilità intellettivo-relazionale. Tra i presenti: il rettore della Federico II Matteo Lorito; don Giovanni Carollo, direttore della Provincia Italia del Don Orione; Loredana Raia, vicepresidente del Consiglio Regionale della Campania; Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico; il sindaco di Napoli ed ex rettore Gaetano Manfredi. Introdurrà il prof. Antonio Lanzotti, che è professore ordinario presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale e direttore di Ideas (Interactive Design and Simulation). “Tre anni fa – racconta – avviammo una collaborazione con il Don Orione di Ercolano che segue ragazzi con disabilità intellettiva, alcuni dei quali sono ospitati lì, ed ha un gruppo sportivo che partecipa anche ai Giochi paralimpici. Ci hanno chiesto di seguire gli atleti dopo gli allenamenti nel laboratorio nel quale, attraverso vari strumenti, analizziamo e misuriamo i movimenti che compiono gli sportivi nel corso della loro attività. L’esigenza – ci hanno spiegato – nasceva dalla circostanza che quegli atleti, in ragione della loro disabilità intellettiva, hanno difficoltà a raccontare e a comunicare le loro sensazioni durante e dopo gli allenamenti. Non possono dire all’allenatore, per esempio, se si sentono affaticati, se un certo gesto atletico ha determinato dolore o se lo hanno effettuato con disinvoltura, se quel particolare esercizio è stato più efficace di un altro. La strada migliore per appurare quanto l’allenamento sia efficace e per prevenire infortuni e problemi è, dunque, di misurare l’efficacia dei gesti attraverso specifici strumenti”. Quali in particolare? “Noi abbiamo nel Laboratorio di Motion Capture – risponde il prof. Lanzotti – dieci telecamere ad alta frequenza per seguire i gesti degli atleti. Ci sono, poi, tappetini dotati di sensori per misurare il carico, la capacità ed il potenziale muscolare. Si chiamano pedane di forza. Abbiamo utilizzato anche i miografi per misurare il carico muscolare ed accelerometri per monitorare l’accelerazione dei movimenti. In questo lavoro ci siamo avvalsi anche delle competenze dei professori e dei ricercatori di Medicina, sia della Federico II che della Vanvitelli, in particolare di quelli del settore disciplinare della Fisiologia. Ci hanno dato, per esempio, un contributo per posizionare i miografi e studiare bene il gesto”.

“Una storia bellissima”

Gli atleti si recavano a San Giovanni – talvolta anche con i familiari – per lo più il venerdì pomeriggio ed il sabato mattina a bordo di un pullman. “Nel laboratorio il gruppo che ha seguito direttamente la loro attività – racconta ancora il prof. Lanzotti – era composto da quattro persone. La cosa bella, che è andata al di là delle nostre aspettative, è che gli atleti sono stati premiati anche con la consegna di una medaglia da parte del Presidente della Repubblica Mattarella, il quale li ha incontrati dopo l’exploit della squadra italiana ai Giochi paralimpici. Insomma, è stata una straordinaria esperienza sia dal punto di vista umano che da quello sportivo. Una storia bellissima, iniziata con il rettore Manfredi e proseguita con il rettore Lorito, di una Università che si mette al servizio del territorio. Il fatto, poi, che tutto sia avvenuto a San Giovanni a Teduccio è particolarmente significativo. La vicinanza del polo universitario ha certamente giocato un ruolo nella scelta del Don Orione, che ha sede ad Ercolano, di chiedere la nostra collaborazione”

Quella con gli atleti disabili, peraltro, non è l’unica attività del laboratorio finalizzata al miglioramento delle prestazioni degli sportivi: Conduciamo anche ricerche e studi per i canottieri ed i ciclisti. Io, per esempio, ho seguito un tesista, poi dottorando, che è un canottiere di alto livello ed ha portato in laboratorio i suoi compagni di equipaggio. Abbiamo studiato e misurato anche le variazioni all’appoggio che hanno consentito all’Inghilterra di vincere tante medaglie nell’ultima Olimpiade. Quanto al ciclismo, durante l’Erasmus un nostro dottorando ha lavorato ad una tesi sui guanti da ciclista. Ha iniziato da noi, abbiamo montato una strumentazione e simulato un percorso sulla bici che è stata sistemata vicino la macchina di prova. Abbiamo misurato le vibrazioni delle mani. Questa  ricerca sta ora proseguendo in una Università tedesca, con la quale abbiamo una collaborazione, e coinvolge un triatleta di livello internazionale. Proprio in questo periodo è in Germania il prof.Teodorico Caporaso, il quale, oltre ad essere un nostro docente, è un marciatore che ha partecipato ad importantissime competizioni internazionali. Teodorico ha avuto modo di utilizzare il Laboratorio nella sua doppia veste di atleta e di ricercatore.

Fabrizio Geremicca

- Advertisement -

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here





Articoli Correlati