Fontane, cestini per il compost, una app: i progetti

Possibilità di confronto con un’altra cultura, potenziamento della lingua del mondo del lavoro, attenzione a tematiche di grande attualità: i pollici degli studenti coinvolti in Adotta un Americano sono decisamente in su, come emerge dai racconti di alcuni dei sei team leader. “Una bella opportunità, qualcosa che non capita tutti i giorni – è il commento entusiasta di Matteo Rainone – L’aspetto più interessante è stato il confronto con ragazzi con una cultura un po’ diversa dalla nostra, ma soprattutto un differente background a livello di studio. Gli americani, studenti di Economia e Management, hanno affrontato i problemi da una diversa prospettiva. Quando si è trattato di analizzare il sistema di gestione dei rifiuti a Napoli, ad esempio, loro si sono mossi con un taglio più economico e finanziario. Sono aspetti su cui noi di Ingegneria non ci si soffermiamo molto o ci soffermiamo solo alla fine”. Naturalmente, “prima di entrare nel vivo, abbiamo parlato anche un po’ per conoscerci. Si è parlato del Covid in un momento in cui la situazione in America non era ancora grave come quella italiana, ma anche i ragazzi americani erano piuttosto preoccupati”. Matteo racconta, poi, di uno sei progetti tarati sull’Ateneo federiciano: “Delle fontane per la distribuzione di acqua e che consentono il riempimento automatico, ad esempio, di bottiglie di alluminio. L’idea è stata proprio dei colleghi americani che non riuscivano a capire come mai queste fontane non ci fossero all’università”. L’idea iniziale, allocarne due per ogni edificio di via Claudio, è stata ritenuta troppo debole, come è emerso da un sondaggio fra gli studenti. “Così, abbiamo ipotizzato di determinarne il numero in base agli utenti che frequentano gli edifici”. Un’idea molto vantaggiosa ed ecologica: “stazioni di riempimento di bottiglie di alluminio in ateneo e nei luoghi pubblici consentirebbero anche una netta riduzione del consumo delle bottiglie in plastica”. L’Ateneo conta circa 80mila studenti, “ci sarebbe, dunque, un risparmio di sette milioni di bottiglie di plastica”. “Siamo felici – conclude Matteo – perché, dai sondaggi, la nostra idea ha raccolto il 94-95% dei consensi”. “In questo momento così difficile questo progetto ha portato qualcosa di nuovo e di diverso rispetto alle lezioni tradizionali, qualcosa che ci ha gasato moltissimo”, prosegue Orazio Giammona che si dice poco portato per l’inglese e che ha colto questa esperienza proprio per rafforzare le sue conoscenze linguistiche. Il suo gruppo ha interagito con due studenti di Cincinnati, Paul e Susy. Una bella occasione per stringere amicizia con i colleghi statunitensi (“Paul ci ha fatto conoscere sua madre, ci ha mostrato la sua cantina”) ma anche con i compagni di Corso. Orazio descrive Riusapp, l’idea per una app, “che abbiamo migliorato anche grazie ai sondaggi e che avrebbe molteplici funzioni. Fornire informazioni sulla raccolta differenziata in modo da evitare gli errori più comuni, ma anche di localizzazione, ad esempio, dei centri dove conferire determinati tipi di rifiuti. Le risposte ai sondaggi ci hanno suggerito anche una community, per uno scambio di idee e segnalazioni, e un sito web per chi fosse impossibilitato a scaricare l’app”. L’esperienza del team di Raffaella Saetta è stata leggermente differente: si sono relazionati solo con una studentessa lavoratrice, per questo non sempre disponibile, Allison. “Così del nostro gruppo ha fatto parte anche la prof. ssa Manning che ci ha incoraggiato ad esprimere le nostre opinioni, è rimasta colpita dalle nostre idee e si è molto entusiasmata per il lavoro svolto”. La docente americana ha fornito ai ragazzi vari suggerimenti anche nella costruzione delle loro idee progettuali. L’idea che Raffaella descrive “riguarda l’installazione di cestini per il compostaggio. Inizialmente avevamo pensato di posizionarli al campus di Monte Sant’Angelo, successivamente a via Claudio, in particolare all’edificio 8. L’idea nasce dalla constatazione che all’università non ci sono i cestini dell’umido. Gli studenti, naturalmente, consumano dei pasti e i rifiuti li portano a casa oppure li gettano nell’indifferenziata”. Le strutture per il compostaggio “sono piccole e semplici da usare. Si getta l’umido, si aspetta che si formi il compost che poi si può utilizzare come fertilizzante per le aree verdi, per le aiuole. Abbiamo anche pensato di destinare parte del compost agli studenti di Agraria o Biologia che lo usano nei loro laboratori”. RecycleMania è il progetto ideato dal gruppo di Angela De Lorenzo: “una competizione amichevole tra le università per promuovere la riduzione dei rifiuti negli atenei. Tra i suggerimenti ricevuti dai sondaggi: quello di ampliare la gara ed estenderla oltre le università italiane; prevedere come riconoscimento per un’eventuale vittoria una citazione in curriculum o dei crediti formativi”. Maria Aiello racconta del progetto che ipotizza l’installazione “di contenitori in cui inserire plastica, alluminio, rifiuti elettronici, vetro e carta e che, in cambio, diano dei coupon da spendere, ad esempio, in libri, cartoleria o cose connesse con l’università. Sistemi del genere in America ci sono già e la collaborazione con i ragazzi americani è stata proficua”. Pollici in su quindi anche per lei: “C’è stato giusto qualche piccolo problema di comunicazione perché i ragazzi americani nel nostro team non utilizzavano Whatsapp, ma abbiamo risolto tutto. Poi abbiamo chiesto loro di parlare un po’ più lentamente in modo da poter comprendere il loro inglese. Talvolta, abbiamo avuto il supporto dell’ing. Aimone. Abbiamo lavorato bene, è stata una bella esperienza”.

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