La Scuola di Medicina “un enorme patrimonio di idee e competenze”

Circa 8 mila studenti, 654 docenti (292 ricercatori di cui 94 a tempo determinato di tipo A e 76 di tipo B, 210 professori associati, 152 professori ordinari), 7 Dipartimenti (Scienze Mediche Traslazionali, Neuroscienze e Scienze del comportamento, Sanità Pubblica, Biotecnologie Mediche, Farmacia, Scienze Biomediche Avanzate, Medicina Clinica e Chirurgia), 35 Corsi di Laurea, 50 Scuole di Specializzazione oltre a numerosi Dottorati di Ricerca, Corsi perfezionamento e Master. Quella della Scuola di Medicina e Chirurgia della Federico II è una struttura molto complessa. Che ha richiesto al suo Primo Presidente, il prof. Luigi Califano, “un grande impegno organizzativo e culturale. Organizzativo perché abbiamo dovuto adeguare la Scuola ai dettami della 240/2010 (legge Gelmini) ed ai regolamenti relativi del nostro Ateneo. Culturale perché abbiamo dovuto costruire una identità della Scuola che ha dovuto superare l’idea della ‘vecchia’ Facoltà dovendo tener conto del nuovo ruolo che i Dipartimenti Universitari post-Gelmini erano chiamati a svolgere”. Ad un passo dalla scadenza del mandato, Califano sottolinea la fondamentale collaborazione con gli organismi centrali (“senza l’apporto ed il supporto degli organi centrali dell’Ateneo non avremmo potuto ottenere i risultati sperati”), con i docenti, il personale amministrativo, gli studenti e, soprattutto, con i Direttori dei Dipartimenti, “tutti consapevoli che questa sfida poteva essere vinta se affrontata in maniera condivisa. Una sfida, a mio parere, vinta e, come tutte le novità, assolutamente entusiasmante”. L’idea guida: “rendere la nostra Scuola il luogo dove tutti i componenti si sentissero attori protagonisti e non comparse”. Così ognuno ha dato “il proprio contributo a rendere la sede del Policlinico un vero e proprio campus, dove studio, ricerca, didattica vivono in stretto contatto con le problematiche assistenziali”.
Non sono mancate, ovviamente, le difficoltà. In primis, quella di dover percorrere “vie assolutamente nuove senza poter usufruire di esperienze pregresse”. A partire dalla necessità di modulare “una nuova tipologia di ‘governance’ per gestire i rapporti tra Scuola, Sistema Sanitario Regionale e Azienda Ospedaliera Universitaria. I docenti hanno mantenuto altissimo il profilo scientifico dei Dipartimenti e quello assistenziale, hanno svolto con passione le attività didattiche ed in moltissimi casi sono diventati riferimento regionale e nazionale nelle attività assistenziali da loro svolte”. Però, aggiunge, “va rivisto il protocollo d’Intesa fra Università e Regione anche per definire meglio lo spazio a maggiore garanzia del ruolo del professore di Medicina”. Nonostante questa problematica, l’integrazione tra Azienda e Scuola “è una importante opportunità per l’attività di ricerca, didattica ed assistenza. Mettere insieme risorse e competenze non può che rendere più efficiente il sistema nel suo complesso”.
Oggi la Scuola, “un enorme patrimonio di idee e competenze”, costituisce “circa il 25% dell’offerta formativa dell’Ateneo. Un’offerta formativa di qualità affinché i nostri laureati non abbiano problemi di placement. Il fatto che un numero significativo dei nostri laureati, specialisti e dottorati vadano all’estero, competendo ad alto livello in tutti i settori, è la ulteriore prova che la nostra formazione è di qualità e che non teme il confronto internazionale”.
Tra i principali obiettivi centrati, il Presidente cita “il coordinamento delle attività didattiche comuni fra i Dipartimenti che ne fanno parte e la promozione di attività di ricerca interdisciplinari. Attualmente la Scuola è diventata il luogo dove le iniziative culturali dei singoli Dipartimenti vengono coordinate ed amplificate, con trasferimento di conoscenze sul territorio”; la ristrutturazione delle Scuole di Specializzazione di area sanitaria: “Ci siamo adeguati, molto alacremente, ai decreti interministeriali del 2015 e del 2017 che imponevano nuovi standard formativi sia relativi alla docenza che alle competenze che i nostri giovani laureati debbono acquisire. La certificazione  deve somigliare sempre più ad una certificazione, non meramente burocratica, ma di qualità e di competenze. Possiamo vantare di aver ottenuto l’accreditamento di circa 50 Scuole di specializzazione e ci siamo posti tra i poli di formazione post-laurea più importanti d’Italia”. Ancora, oltre alle attività di prima (formazione) e di seconda missione (ricerca), la Scuola “ha svolto ed incentivato anche altre attività rivolte sia agli stakeholders interni (studenti, docenti, personale amministrativo e sanitario, pazienti che afferiscono all’AOU Federico II e loro familiari) sia a quelli esterni (popolazione generale oltre che istituzioni cittadine, regionali, nazionali ed internazionali). Segnala anche il miglioramento dei luoghi della didattica, “anche se c’è ancora molto lavoro da fare”; Il rapporto costante, e molto produttivo, tra docenti e studenti, facilitato dalla forte componente interattiva della didattica, ad esempio con la presenza assidua degli allievi nei reparti durante i tirocini e durante i periodi di clinical rotation.
Un rimpianto: “avrei voluto fare di più e meglio per migliorare la qualità di vita degli studenti e del personale tutto del Policlinico”. La più grande soddisfazione: “aver visto crescere l’entusiasmo attorno agli obiettivi di una grande Scuola di Medicina in una delle Università più importanti del mondo”.
La strada da percorrere nel futuro: “l’integrazione sempre più forte tra attività didattiche, di ricerca e assistenziali; il potenziamento ed ammodernamento di strutture ed infrastrutture; servizi di qualità per gli studenti”.
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