Meno appelli del previsto, il ricevimento coincide con l’orario delle lezioni

Un’ora e mezzo di esame, per verificare se lo studente è in grado di proseguire. Poi almeno un’altra ora, prima di mettergli la camicia davanti e di farlo firmare. Durata media di una prova: tra le due ore e mezza e le tre ore. Sarebbe questo l’andamento tipico degli esami che gli studenti di Architettura sostengono con il professor Carlalberto Anselmi, docente di Teoria delle Strutture. La notizia proviene da Barbara Cacace, rappresentante degli studenti in seno al Consiglio di Facoltà, solitamente molto attiva e bene informata, riguardo a quello che accade a palazzo Gravina e dintorni. Spiega: “quando ho fatto presente questa situazione, in una riunione con i docenti delle discipline scientifiche,  sono cascati tutti dalle nuvole. Recentemente il professor Paolo Jossa, Direttore del Dipartimento di Costruzioni e metodi matematici per l’architettura, mi ha fatto rilevare che è ingiusto prendersela con i docenti di Statica perché sostengono un carico di esami particolarmente pesante. Nessuno lo mette in dubbio, ma è chiaro che se ogni esame dura tre ore il peso diventa insostenibile. Per il docente, ma soprattutto per lo studente”. Cacace prende spunto da episodi del genere per richiamare i docenti all’osservanza di quel regolamento didattico che rischia di andare a far parte del capitolo delle buone intenzioni abortite, se continuerà ad essere inapplicato. Prosegue: “il preside naturalmente non può vigilare su tutto; sarebbe auspicabile però che gli stessi docenti, autonomamente, si adeguassero a norme approvate dal Consiglio di Facoltà del quale fanno parte. Purtroppo non è così”. Tra le norme meno rispettate ci sarà quella che impone ai professori di osservare un orario di ricevimento distinto dalle lezioni. “La ignora il 75% almeno dei professori. Dicono che il ricevimento lo fanno a lezione, ma così non va bene. Primo: va a discapito della lezione stessa. Secondo: non tutti riescono a correggere. Dico: se un professore è pagato per effettuare 120 ore di lezione e 60 di ricevimento, ma non le rispetta, finisce per prendere soldi che non gli sono dovuti”. Problemi anche per quanto concerne le date di esame. “Il regolamento prevede almeno due appelli per sessione, ma non sempre si rispetta ed in qualche caso il docente ricorre a veri e propri escamotage. Un esempio? Quello che è avvenuto durante la sessione straordinaria con il professor Ennio De Rosa, docente di Teoria delle Strutture. Ha fissato solo l’appello di febbraio, nonostante la sessione prevedesse febbraio e marzo. Lo scritto è stato superato da 60 persone, soltanto una trentina delle quali ha avuto un voto decente. Ebbene, il professor De Rosa ha dilazionato gli esami orali di queste persone tra febbraio e marzo. La prova è iniziata il 10 febbraio ed è terminata il 31 marzo. Abbiamo fatto presente al preside che De Rosa era venuto meno all’obbligo delle due sessioni. Sapete come si è difeso il docente? Ha detto che la seduta l’aveva fissata a gennaio. Il preside ha controllato ed ha visto che effettivamente, in segreteria, c’erano le camicie di gennaio. Peccato che erano quelle relative alla prosecuzione dell’appello di dicembre! Se dobbiamo confrontarci con docenti i quali ci prendono in giro non c’è regolamento che tenga. Se fanno tre sedute di esame a settimana ed interrogano ogni giorno tre persone al massimo, per una media di due ore ciascuna, cos’altro si può dire?” Analoghe considerazioni riguardo alla pubblicazione del calendario annuale di esame. “Molti professori si ostinano a non comunicare le date e si giustificano dicendo che le fissano a lezione con gli studenti. Anche in questo caso si viola una norma del regolamento”. Insomma, doveva essere una svolta, per Architettura, ma rischia di trasformarsi in un buco nell’acqua, questo regolamento tanto desiderato da parte degli studenti. “Le uniche norme pedissequamente rispettate sono quelle concernenti gli sbarramenti”, sottolinea con amarezza ed un pizzico d’ironia Barbara Cacace. La quale, poi, commenta molto negativamente la delibera approvata dal precedente Consiglio di Facoltà in merito all’avvio dei lavori di ristrutturazione nell’ormai famigerato Palazzo dello Spirito Santo: “hanno ignorato completamente le indicazioni e le rivendicazioni avanzate da alcuni studenti, i quali auspicavano invece che l’edificio, inadeguato a risolvere i problemi di spazi per la didattica che affliggono la facoltà, fosse destinato a studentato. Comprese le mie e di Chiara Ingrosso, che eravamo assenti nell’occasione”. Prossimo Consiglio di Facoltà: il 26 maggio. “Non conosco ancora l’ordine del giorno perché da qualche tempo diramano le convocazioni via fax. Solo che nell’aula studenti non abbiamo né il fax né il telefono. Forse sarebbe più logico metterle nella buca delle lettere dei rappresentanti. E’ meno moderno, ma più semplice ed efficace”.    
F.G.
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