Nuove politiche europee per una transizione ‘giusta, verde e digitale’

Dal 1° gennaio e per i prossimi sei mesi, in un momento di piena crisi sanitaria ed economica, il Portogallo succede alla Germania (e precede la Slovenia) alla Presidenza del vertice del Consiglio dell’Unione Europea, principale organo decisionale di competenza legislativa insieme al Parlamento europeo. Se n’è parlato il 28 gennaio in diretta streaming. L’evento ha visto la collaborazione tra il Consolato Onorario del Portogallo, l’Ambasciata del Portogallo in Italia, il Seminario Permanente di Studi Internazionali e L’Orientale.
E proprio a L’Orientale, vale la pena ricordarlo, fu inaugurata la prima cattedra di Lingua e Letteratura Portoghese in Italia, nel 1956 grazie all’impegno del prof. Giuseppe Carlo Rossi, “suggellando così non soltanto la vicinanza culturale tra i due Paesi ma anche la vitalità del Mediterraneo nelle strategie di intervento in Europa”. A dirlo, la prof.ssa Maria Luisa Cusati, Console Onorario del Portogallo a Napoli dal 1996, insigne lusitanista e già docente presso L’Orientale e il Suor Orsola Benincasa. Punto di partenza del dialogo a più voci è stata “la cognizione che in Italia poco si sappia attraverso i media delle vicende portoghesi”. Un difetto che occorre colmare per dare risalto “all’importante compito che vede adesso il Portogallo impegnato in scenari di impatto mondiale”. Se nell’ultimo semestre è spettato alla Germania di preoccuparsi anzitutto dell’emergenza, “il tempo più difficile sarà proprio il piano comune finalizzato alla ripresa a lungo termine e all’assetto di nuovi equilibri”. D’altronde, il piano d’azione del Portogallo ha già enucleato i punti su cui intervenire: il futuro delle relazioni tra UE e Regno Unito post Brexit, lo sviluppo di azioni congiunte per un’Europa attenta all’ambiente e alla biodiversità, il binomio economia-lavoro, senza trascurare la prevenzione con una più mirata campagna vaccinale. Interviene nella discussione il Rettore de L’Orientale Roberto Tottoli, il quale ribadisce anche la necessità di una “nuova solidarietà da parte di tutti gli attori istituzionali coinvolti nelle dinamiche europee che pongono anche l’Università di fronte a nuove sfide. Abbiamo vissuto un semestre non facile e sembra che adesso – con l’uscita dell’Inghilterra – l’attenzione dell’Europa si stia spostando sempre più verso il basso, verso il Sud. Occorre pertanto accrescere le relazioni tra i Paesi – come Italia e Portogallo – il cui avvenire si delinea in stretta relazione con le nuove politiche europee per una transizione ‘giusta, verde e digitale’, come espresso dal nuovo motto UE”. Guidare l’UE fuori dalla crisi: una sfida che – illustra anche Pedro Nuno Bártolo, Ambasciatore del Portogallo in Italia – sarà certamente difficile superare in sei mesi, vista la drammatica situazione di contagi e ricoveri, ma che occorre promuovere in un’ottica sostenibile per restituire alla comunità globale “una nuova fiducia nelle istituzioni, mettendo al primo posto i diritti sociali, senza lasciare indietro nessuno e scongiurando così una ‘sindrome Chernobyl’ che minaccia all’orizzonte”. Sarà, perciò, dominante nell’Agenda della nuova Presidenza portoghese il tanto discusso ‘Recovery Fund’, in cui, sulla scorta di quanto dichiarato dagli europarlamentari portoghesi, non va sottovalutata la priorità della questione climatica. “Ci restano poco meno di dieci anni per invertire la rotta ed evitare un disastro ambientale che procurerà effetti irreversibili. Il Portogallo, ma soprattutto l’operosità di questo popolo, ha dimostrato di saper uscire da una crisi economica – grave ai livelli della Grecia – emersa nel Paese già a partire dal 2010, riuscendo dopo dieci anni a riattivare un motore di resilienza che risulterà certamente utile in questa nuova missione”, insiste anche il prof. Giuseppe Cataldi, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali de L’Orientale. Quindi, conclude il prof. Massimo Fragola, ex docente di Diritto dell’UE a L’Orientale e attuale Presidente del Seminario Permanente di Studi internazionali, “auspichiamo che, come la Germania, il Portogallo sia in grado di recuperare nel suo semestre le spaccature in sede europea tra i Paesi cosiddetti ‘frugali’, quelli considerati ‘spendaccioni’ dell’area mediterranea e i Paesi dell’Est e tenerli uniti per soddisfare gli interessi nazionali perseguendo al tempo stesso un’idea di integrazione sul piano internazionale”.

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