Privato e Microeconomia, l’incubo degli studenti

Tempo di esami. In queste settimane camminare nelle sedi universitarie significa percorrere ampi spazi deserti nei quali spiccano, qua e là, gruppi di ragazzi in fila davanti a una porta per parlare con un docente, in attesa di entrare in aula prima di sostenere una prova d’esame, a fumare e chiacchierare allegramente dopo aver superato un esame. Abbiamo ascoltato alcuni studenti in questo periodo di febbrile attività per tastare il polso della situazione. 
“L’organizzazione è abbastanza buona. È stato solo difficile all’inizio ambientarsi e abituarsi ad aule grandi e affollate. La sessione di esami mi sembra congegnata abbastanza bene, soprattutto perché per la disciplina per me più difficile, Matematica, l’appello è stato previsto un po’ distanziato dagli altri, quindi c’è più tempo per prepararsi”, dice Carlotta Tranchini, iscritta al primo anno di Economia Aziendale. Soddisfatto, anche se non agli stessi livelli, il collega Matteo Topa: “gli appelli di Inglese ed Economia Aziendale sono troppo ravvicinati, tanto che si deve scegliere quale dare. Però è l’unico problema, per il resto mi trovo bene. I professori ci danno tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno, siamo ben seguiti e le date d’esame ci vengono comunicate con molto anticipo”. 
“Per chi è in corso, l’organizzazione non è male. Ma appena si ha qualche esame arretrato è inevitabile che gli appelli si accavallino, o che ci si trovi a sostenere molti esami concentrati in pochi giorni. In quel caso bisogna sapersi organizzare, non avere preferenze e augurarsi di non avere obblighi o propedeuticità da rispettare. Non contesto le regole stabilite e mi ci adatto, ma qualche appello in più farebbe comodo”, spiega Rosario Bonanno, terzo anno di Economia e Commercio, che fuma rilassato dopo essersi appena tolto un peso: Diritto Privato. Dice: “Era la terza volta che lo  provavo. Per il mio anno di iscrizione è propedeutico ad altre materie. È una bella disciplina ma molto ampia, ricca di nozioni. In sede d’esame possono essere rivolte domande specifiche. Bisogna studiare bene per superarlo, non ci si può presentare sperando che vada bene”. Della stessa opinione Maria Chiara Maddaloni, prossima alla Laurea Triennale in Economia e Commercio, che si è lasciata tra gli ultimi esami da affrontare proprio Diritto Privato e lo definisce ‘lungo, difficile e ansioso’. “Sono stata davvero fortunata, l’ho superato al primo colpo!”, esclama. E aggiunge: “In questi anni di università ho preferito affrontare altre materie. Per quest’appello ho cominciato a studiare a novembre. Sono proprio contenta, perché per una disciplina così vasta, che abbraccia così tanti aspetti della vita, può sempre capitare la domanda a cui non si sa rispondere pienamente”. Il collega Paolo Mincione è reduce da sei tentativi con Statistica: “a differenza di Microeconomia, che mi è piaciuto molto perché, pur se impegnativo dal punto di vista matematico, è interessante in quanto occorre sviluppare dei ragionamenti e si sa che, riflettendo sugli argomenti, eserciziario alla mano, prima o poi si trova una soluzione al problema, per la Statistica questo non avviene, almeno non per me. Alla fine si familiarizza con le prove d’esame, ma mi lascia così poco e ad ogni tentativo è sempre peggio”. 
Sei tentativi in un 
anno e mezzo
Angela Iorio, invece, terzo anno di Economia Aziendale, i suoi sei tentativi in un anno e mezzo li ha consumati con Microeconomia. Reduce dalla prova scritta, ha delle buone sensazioni: “non possono nemmeno affermare che non mi piaccia perché non è così. Trovo che sia una disciplina molto interessante e formativa, uno strumento indispensabile per chiunque voglia dedicarsi a un’attività economica. È la ricerca di correlazione fra le azioni e la loro rappresentazione matematica che spesso risulta difficile. Sono fiduciosa, a questa prova mi sentivo sicura”. Anche Antonio, iscritto ad Economia e Commercio, che ha appena concluso la prova, è speranzoso: “È la seconda volta che cerco di superarla, ma non sono scoraggiato. In un percorso di studi difficili come Economia, ci può anche stare che si possa essere bocciati a un esame così formativo e cruciale. L’importante è non farsi bloccare dalla delusione, capire dove si è sbagliato, parlare con il professore e non perdere mai il contatto con la disciplina, anche se fra un appello e l’altro trascorrono mesi. Se necessario, meglio seguire di nuovo il corso”. 
Carmen Autieri è al terzo anno di Economia Aziendale. Ha  in programma  per febbraio di dare Economia e Gestione e Storia dell’Industria: “la sessione è una corsa. Le date sono tutte molto vicine, fra un esame e l’altro passano pochi giorni e fra un appello e l’altro nemmeno un mese, in qualche caso anche solo tre settimane. In queste condizioni anche solo immaginare di dare tre esami è impossibile”. “Ci vorrebbe una sessione al mese, come accade altrove, e come succedeva anche qui alcuni anni fa, senza distinzione fra persone in corso e non. Perché impedirci di accedere alle sessioni di novembre e aprile non solo significa spingerci verso il fuori corso, ma rende inevitabile pianificare dei calendari che accavallano gli appelli, anche di esami dello stesso anno”, aggiunge la collega Erminia Di Costanzo.
Simona Pasquale
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