Rettore Federico II si va al voto l’ultima decade di aprile

Perché voto Matteo Lorito
Ecco una carrellata di pareri e motivazioni da parte di alcuni docenti i quali non fanno mistero della propria volontà di sostenere il prof. Matteo Lorito. “Ci siamo conosciuti – racconta il prof. Francesco Palumbo, che insegna Statistica nel Dipartimento di Scienze Politiche – nella Commissione Ricerca che era coordinata da Tommaso Russo. Ora Matteo coordina la Commissione Statuto e regolamenti della quale faccio anche io parte. Riconosco affinità nel metodo e nei principi di lavoro. C’è stata l’occasione di condividere impegno e metodo”. Secondo Palumbo, Lorito potrebbe essere un ottimo Rettore anche alla luce della sua esperienza di Direttore del Dipartimento di Agraria. “Lì – dice – oltre a gestire l’attività di ricerca e quella didattica è necessario governare una struttura che è molto complessa e che comprende anche tutta la parte del bosco. È un conoscitore approfondito della macchina e ad un Rettore chiedo appunto che abbia quella visione d’insieme di una struttura molto complessa come la Federico II. Un Rettore deve avere a che fare con problematiche anche molto diverse e non è semplice”. Secondo Palumbo la candidatura di Lorito è preferibile rispetto a quella di Califano anche per un altro motivo. “L’esperienza di Medicina – dice – è sicuramente molto significativa ma quella è una realtà molto differente dal resto dell’Ateneo. La mia sensazione è che si confrontino da un lato una visione più completa di Ateneo – quella di Lorito – e dall’altro il tentativo di esportare il modello Medicina in un contesto nel quale io non credo possa funzionare. Medicina è un mondo a parte e la didattica è organizzata in maniera completamente diversa. Avere successo con il modello Medicina nel resto dell’Ateneo è difficile”. Conclude con una riflessione sulla campagna elettorale in corso: “Auspico che resti sui temi dell’Ateneo o della ricerca e non sia influenzata da contesti estranei”.
Il prof. Piergiulio Cappelletti, che insegna a Geologia ed è il Direttore del Centro Museale di Ateneo, riconosce a Lorito, tra le caratteristiche che ritiene lo rendano idoneo al rettorato, “l’instancabilità”. Sottolinea: “È una macchina da guerra, non si ferma mai. Non voglio dire che Califano sia da meno sotto questo aspetto, ma io ho avuto modo di apprezzare personalmente e da vicino Matteo”. Altra caratteristica di Lorito che ha conquistato il professore è “la grandissima attenzione che presta al tema della valutazione.  Condividiamo posizioni anche a volte critiche sulle Agenzie nazionali, ma concordiamo sulla necessità di una valutazione. Certo, poi, le modalità possono essere migliorabili. La valutazione è una cosa importante e va fatta nel nostro Ateneo. Lorito è più sensibile a questa tematiche rispetto a Califano”. Sottolinea: “Premesso che un nuovo Gaetano Manfredi non c’è, credo peraltro che corrano due ottimi candidati e che entrambi possano aspirare a ricoprire il ruolo con tanta efficacia. Sarà difficile che possa essere una elezione decisa al primo turno”. Cappelletti definisce “stimolante” la campagna elettorale in atto perché “mi ha offerto la possibilità di confrontarmi con tanti amici e colleghi. Forse, se proprio devo trovare una nota negativa, è l’eccessiva personalizzazione della competizione. È sempre sbagliato, ma forse è inevitabile che accada, e, d’altronde, lo constatiamo anche a livello nazionale per le elezioni politiche”.
Voterà per Lorito pure la prof.ssa Valentina Della Corte del Dipartimento di Economia, Management e Istituzioni. “Ho conosciuto il prof. Lorito qualche anno fa – racconta – Mi pare fosse nel 2016. Dovevo organizzare una importante conferenza. Mi suggerì di fare intervenire in Ateneo personalità di rilievo. Da quel momento abbiamo avviato un bel percorso di confronto scientifico ed ho apprezzato anche la sua grande disponibilità dal punto di vista umano. Abbiamo successivamente collaborato anche sul tema dell’Agrifood e nei nuovi Corsi di Laurea in Scienze Gastronomiche  Mediterranee e in Hospitality Management. È una persona semplice, lineare, che si pone alla pari al di là dei ruoli gerarchici di Ateneo. Lo voterò anche perché la mia impressione è che, rispetto al prof. Califano, che pure apprezzo e stimo molto, assicuri una linea di maggiore continuità con il rettorato di Gaetano Manfredi. Quest’ultimo ha coinciso con un periodo di crescita straordinaria dell’Ateneo ed ha posto le basi affinché la Federico II possa svilupparsi ulteriormente e migliorare nel mandato del prossimo Rettore”. La prof.ssa Della Corte è contenta che non sia una corsa con un solo candidato. “Penso – riflette – che sia un bene che ci sia un confronto tra due diverse visioni. Dove c’è competizione c’è sempre lo stimolo ad innovare e fare meglio. Purché, naturalmente, sia sempre basata sulla competenza e non lasci strascichi e divisioni dopo che le urne avranno deciso chi sarà il vincitore. Facciamo parte tutti dello stesso Ateneo e questa è una cosa che dobbiamo sempre tenere presente. Ci sono persone di aree completamente diverse che hanno molto a cuore le sorti di questa università e lo sto scoprendo anche grazie agli incontri ai quali ho preso parte durante questa campagna elettorale”.
È un medico, ma non voterà per il suo collega Califano il prof. Lucio Pastore, che insegna sia a Medicina che a Biotecnologie mediche ed è il Coordinatore di quest’ultimo Corso di studi. Esordisce: “Parliamoci chiaro, l’attrazione di avere il candidato di Medicina c’è, ma devo pensare al benessere dell’intero Ateneo. Non ha nessun senso votare per i colori della casacca. È giusto scegliere in base ai programmi ed alle idee e mi convince di più Lorito”. A quest’ultimo Pastore riconosce da un lato di garantire una linea di continuità con il rettorato Manfredi, dall’altro capacità di innovazione e di proposte su alcuni temi strategici: “Uno di essi è la ricerca e mi sta particolarmente a cuore. Lorito ha parlato in maniera chiara delle azioni che metterà in campo per migliorare la ricerca in Ateneo e valorizzarla e mi ha convinto”. I toni della campagna elettorale, commenta il prof. Pastore, “sono diventati forse un po’ troppo forti ma nello stesso tempo è giusto il confronto delle idee tra due candidati. Possiamo fare valutazioni di merito. Consiglio di ascoltare con attenzione pareri e programmi. Chiunque vinca bisognerà poi rimboccarsi le maniche e perseguire il bene per l’Ateneo. Spero che non sarà una sfida troppo divisiva e che il giorno dopo le elezioni ci si ritrovi tutti – vincitori e sconfitti – a lavorare insieme”.
Si schiera con Lorito anche il prof. Giuseppe Campanile, che insegna a Veterinaria e conosce il candidato da un quarto di secolo. “Collaboriamo da tempo – dice Campanile – nel settore della ricerca ed ha sempre dimostrato di avere ottime capacità organizzative. Non dico che il professore Califano non le abbia, ma non ho avuto occasione di vederlo in azione. Lorito sì e sono convinto che potrà essere un ottimo Rettore per la Federico II”. Come altri, anche il prof. Campanile è inoltre convinto che Lorito possa garantire un’azione nel solco della continuità di quanto di buono ha realizzato Gaetano Manfredi. Tra le priorità, sottolinea, che dovrà porre in agenda il nuovo Rettore sono gli investimenti nell’edilizia e nelle infrastrutture. “Viaggio molto – racconta – e conosco abbastanza bene la realtà di altri Atenei, per esempio Padova e Bologna. Ebbene, certamente dal punto di vista della didattica e della ricerca non sono superiori a noi. Se risultano maggiormente attrattivi per chi viene da altri Paesi dipende essenzialmente dalla circostanza che hanno spazi più adeguati, studentati, servizi migliori rispetto ai nostri”. Commenta la campagna elettorale: “nell’ambito della correttezza c’è stata una buona e sana competizione. Credo che la partita si deciderà al primo turno e me lo auguro affinché l’Ateneo possa poi ripartire in maniera decisa. Senza togliere meriti, naturalmente, al prof. De Vivo, un facente funzioni di alto livello che è riuscito a non far sentire il colpo provocato dall’assenza di Gaetano Manfredi”.
Il prof. Francesco Loreto, che insegna Fisiologia vegetale a Biologia ed è dirigente di ricerca del Cnr, è un altro dei docenti che metteranno nell’urna la scheda con il nome di Lorito. “Guardo la campagna elettorale – premette – con occhio distante perché sono in aspettativa dall’Università e sono tra Roma e Firenze perché direttore di un dipartimento del Cnr. Certo è una campagna movimentata e resa ancora più movimentata dalla nomina di Manfredi a Ministro che ha imposto un’accelerazione alla road map che i candidati si erano dati. Nessuno poteva aspettarselo”. Aggiunge: “Ho letto entrambi i programmi e mi sembra che quello di Lorito sia più sul pezzo, sia più realistico. Ho l’impressione che se si deve andare sulle cose che realmente si possono realizzare, ed anche su una sorta di continuazione della linea intrapresa da Manfredi con ottimi risultati, il programma di Lorito mi sembra più attinente”. L’aspetto del programma di Lorito più condivisibile? “Mette molto l’accento sulla meritocrazia e sul merito. In un ambiente competitivo come quello della ricerca e dell’Università, nel quale la competizione deve per forza essere meritocratica, penso che questo sia un elemento fondante. Magari non demagogico, ma è quello che uno si aspetta da qualunque università. Grazie ad una valutazione e valorizzazione del merito dei propri professori, ricercatori e studenti, la Federico II deve puntare ad un ruolo sempre più di punta nel panorama nazionale ed internazionale”. Secondo Loreto è improbabile che la competizione si decida già al primo turno. “A naso – dice – mi paiono due schieramenti abbastanza compatti e per questo credo che sarà difficile – anche se me lo auguro – che ce la si faccia già al primo turno. Non mi stupirei se fosse necessario che si arrivi alla terza votazione”.
Fabrizio Geremicca
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