Il ‘Trabucchi’, 50 edizioni: un manuale inossidabile

Ospite dei professori Rossi e Minervini, il figlio dell’autore, anch’egli docente universitario, del famoso testo di Diritto Privato

Il solo tonfo che produce appena lo si poggia sulla scrivania fa tremare gli studenti: centinaia di pagine che, per cinquant’anni, hanno ‘allietato’ le estati di generazioni di matricole con nessun altro desiderio se non quello di superare l’esame di Diritto Privato. Eppure, forse per la sua schematicità, per la semplicità di lettura o per gli elementi ausiliari aggiunti nel corso del tempo per agevolarne la comprensione, il Trabucchi è da sempre apprezzatissimo al punto da essere, ancora oggi, uno dei manuali più scelti e consigliati.
A renderlo tale è stato un grande senso di vicinanza agli studenti che ha caratterizzato, fino all’ultimo giorno, la carriera del suo primo autore: il prof. Alberto Trabucchi. “Nel 1962 fu nominato Giudice della Corte di Giustizia della Comunità Europea e, pur percependo la solennità della carica, rispose che avrebbe accettato solo se avesse potuto continuare ad insegnare: per lui veniva prima di ogni altra cosa, viveva del fatto di stare con gli studenti, del vederli crescere per poi ritrovarli come professionisti che tornavano da lui a discutere ancora di diritto”: è il ricordo del figlio, il prof. Giuseppe Trabucchi (Università di Verona), ospite dei professori Francesco Rossi ed Enrico Minervini il 27 maggio per raccontare agli studenti di un metodo di insegnamento che, muovendo da aule gremite di allievi, si è rivolto alla carta stampata, facendone un prodotto longevo.
Difatti, la prima edizione del 1943 “nasce dalle lezioni che mio padre teneva alla Facoltà di Economia a Venezia, pensando agli studenti che non potevano seguire perché c’era la guerra. Nasce come parola scritta pensando a tutti quelli che non c’erano, ma con l’intento di portare gli studenti a lezione, perché questa era la sua missione”.
In aula, infatti, si lavorava assieme perché “è la costruzione teorica che lo studente fa insieme al professore che rimane”, non imparare le norme a memoria: “iniziava sempre ponendo una domanda e il bello era che gli studenti, inizialmente interpellati su qualche cosa che non sapevano, scoprivano che potevano sapere in pre-comprensione ciò che non avevano studiato e anche il fatto che avevano il coraggio di dire che non avevano capito testimoniava il loro essere già in una fase avanzata della formazione, perché significava che non avevano paura di apparire incompetenti, ma trovavano un Maestro che li invitava a ragionare insieme”.
Ciò che più di ogni cosa, però, aveva a cuore il professore era che gli studenti comprendessero che “il giurista deve vivere nella società: non possiamo guardare la norma senza sentire che vento tira nel mondo, qual è la sensibilità, di quali valori quella legge si fa portatrice. Il giurista deve essere un soggetto impegnato, un bravo cittadino, con la responsabilità, qualsiasi ruolo abbia, di amministrare il diritto secondo giustizia”. Detto ciò, viene da sé che “l’esame per mio padre era un momento di crescita, un dialogo. Non la domanda tremenda, piuttosto il cercare di capire perché lo studente non ricordava un determinato argomento o non riusciva a riprendere il ragionamento e, così facendo, questi poi riusciva a recuperare e a concludere anche positivamente l’esame”.

Un linguaggio vicino allo studente

In qualsiasi momento, l’importante era che lo studente “non si facesse prendere dal panico non appena leggeva la norma”. Ecco che, allora, nel manuale ritroviamo “un linguaggio vicino allo studente, affinché non avesse paura nell’affrontarne le pagine”. Un elemento, quello della ricerca della semplicità e della chiarezza, che è stato un fil rouge nelle cinquanta edizioni del ‘Trabucchi’ e che è in continua evoluzione, come spiega il prof. Giuseppe Trabucchi: “Abbiamo inserito le sintesi e aggiungeremo, nella prossima edizione e collegato al manuale principale, un manuale breve che sarà concettuale, dove riporterò sostanzialmente il significato degli istituti principali. Così facendo, però, lo studente avrà la possibilità di avere un punto di riferimento in partenza e avere accanto un sostegno che spieghi di un istituto anche i collegamenti, le problematiche, le novità e la storia”.
Per molti, però, una piccola ‘nota dolente’ c’è: il numero di pagine (attualmente milleottocento). A tal riguardo, il docente commenta: “Un manuale che riducesse le pagine per piacere agli studenti o alle università mancherebbe di fedeltà verso gli studenti stessi”, perché si trasformerebbe in un mero elenco di nozioni, perdendo il punto di forza di un ragionamento sistematico, che consideri l’ordinamento nel suo insieme e lo leghi alla realtà contingente, in continua evoluzione.
Giulia Cioffi

Scarica gratis il nuovo numero di Ateneapoli

Ateneapoli – n.10 – 2024 – Pagina 18

- Advertisement -

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here






Articoli Correlati