Gli studenti di Ingegneria in visita ad aziende e impianti

Non ci si può ritenere debitamente formati se non si è toccato con mano il mestiere che si andrà a svolgere. Quali sono le soddisfazioni che ci potrà dare? È davvero quello che vogliamo fare? Cosa ne pensa chi si è già messo nel circuito del lavoro? A queste e ad altre domande si è cercato di dar risposta con le visite alle aziende che hanno interessato i Corsi di Laurea Magistrali del Dipartimento di Ingegneria gli scorsi 8, 10 e 21 maggio.
La prima, che ha coinvolto gli studenti in Ingegneria gestionale e Ingegneria meccanica nell’ambito del corso di Gestione della produzione industriale, tenuto dal prof. Marcello Fera (Impianti industriali meccanici), ha avuto come destinazione la Prysmian di Pignataro Maggiore. L’azienda, specializzata nella produzione di fibre ottiche e di cavi per applicazioni nel settore dell’energia e delle telecomunicazioni, è presente in Europa con ben 48 stabilimenti, di cui due proprio in Campania, quello visitato dagli ingegneri junior e quello di Pozzuoli.
“Abbiamo avuto modo di osservare da vicino la produzione di cavi in bassa, media e alta tensione – racconta Antimo Vallone, studente di Ingegneria meccanica – Gli ingegneri che operano in Prysmian ci hanno mostrato le varie fasi della produzione industriale, su tutta la filiera. Nel dettaglio, abbiamo assistito al processo di trasformazione della materia prima, cioè della bobina di rame. La prima fase è la cordatura del cavo, poi si prosegue con l’applicazione dei materiali semiconduttori, isolanti e infine il rivestimento di guaina”.
Una visita interessante perché “ci ha offerto una visione chiara delle possibilità che si dipanano una volta finita l’università. Non solo, la presenza di aziende così importanti è un incentivo a non lasciare il territorio”. Antimo è reduce di un Erasmus in Norvegia, dove ha studiato Tecnologie dei Sistemi di cavi sottomarini, e proprio all’estero ha sentito parlare della Prysmian: “ci era stato detto che i cavi di sua produzione si trovano anche sui fondali del Mare del Nord, per cui visitare questo stabilimento è stato per me straordinario”. Un sogno diverso, quello dello studente, che anela alla Formula 1: “Vorrei lavorare nell’automotive in ambito sportivo, avere un ruolo nel processo di realizzazione di questi straordinari veicoli”.
Diverso il settore, ma analogo lo scopo della visita presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie per l’Energia e la Mobilità Sostenibili (Stems) del Cnr promossa dal prof. Andrea Unich, Ordinario di Macchine a fluido. L’uscita ha coinvolto gli studenti in Ingegneria Meccanica e Ingegneria per l’Energia e l’Ambiente. “L’obiettivo dell’esperienza – spiega il prof. Unich – è far osservare agli studenti gli avanzamenti nella ricerca sul motore a combustione interna e sui nuovi sistemi di propulsione. Sono tematiche di interesse attuale. Inoltre l’Istituto può rappresentare, dati i suoi rapporti di lunga data col Dipartimento, un luogo in cui svolgere attività di tirocinio o finalizzate alla redazione della tesi di laurea”.
Quello che ha colpito di più Nicola Moretta, iscritto a Ingegneria meccanica: “tutti gli ingegneri che abbiamo incontrato erano molto soddisfatti del loro lavoro, ce l’hanno detto apertamente. Un aspetto affatto marginale perché il lavoro che scegliamo ci accompagnerà per tutta la vita, quindi dobbiamo valutare bene i pro e i contro”.
Anche in questo caso gli studenti hanno effettuato una visita quasi completa dei laboratori. “Abbiamo osservato il lavoro del banco a rulli, dove il personale addetto misura le emissioni dei veicoli simulando le reali condizioni su strada; è seguita una spiegazione dettagliata della normativa sulle emissioni e sulle nuove sfide del settore a seguito dell’introduzione di norme sempre più stringenti”, dice Nicola. Inoltre, aggiunge con una nota di eccitazione nella voce, “ci hanno fornito qualche anticipazione sui motori Euro 7, che, a differenza dell’Euro 6, prevedono la misurazione delle emissioni anche di freni e pneumatici”.
È stata una visita ispiratrice, che forse ha seminato nuove volontà nelle coscienze degli studenti: “Ho pensato per la prima volta di avvicinarmi all’ambito della ricerca – rivela Nicola – e questo significa che l’intento del prof. Unich ha avuto successo. È a questo che servono queste esperienze, a rendere concreto il futuro che sogniamo in aula”. La visita all’impianto di depurazione GORI di Punta Gradelle (Vico Equense) ha visto impegnati gli studenti di Ingegneria civile e Ingegneria per l’Energia e l’Ambiente che seguono il corso di Impianti di Trattamento delle acque reflue del prof. Antonio Panico (Ingegneria sanitaria ambientale). “È una mia tradizione condurre i ragazzi in visita alla fine delle lezioni – afferma il docente – Durante il corso do la disposizione di progettare e gestire un impianto di depurazione. Ovviamente una cosa è la teoria, un’altra è la pratica”.
L’impianto di Vico Equense, con un organico di quasi 800 dipendenti, costituisce un unicum nel panorama regionale: “è il più avanzato tecnologicamente; è interrato e non esterno, quindi si adatta ai vincoli paesaggistici dell’orografia sorrentina. L’impianto è stato progettato per lo scarico a mare, ma anche per riutilizzare l’acqua reflua depurata. È infatti in grado di ottenere un’acqua con caratteristiche di qualità che la rendono riutilizzabile a usi irrigui, civili e industriali. È un perfetto esempio di economia circolare che garantisce un grosso margine di risparmio della risorsa idrica”.
In Italia l’acqua depurata non può essere ancora usata a scopo idropotabile, ma esistono realtà, come quella di Singapore, come spiega Panico, dove ciò avviene. Un’esigenza, quella di allungare il ciclo di utilizzo dell’acqua, dettata dai cambiamenti climatici. È rimasto affascinato “dal genio ingegneristico di sfruttare gallerie preesistenti per la realizzazione di questo impianto – afferma Luigi Brusciano (Ingegneria per l’Energia e l’Ambiente) – Il responsabile dell’impianto, l’ing. Sabato Sabatino, ci ha accompagnato attraverso un chilometro e oltre di gallerie, fino allo scarico a mare delle acque”.
Lungo il tragitto, la mostra e la spiegazione dei vari comparti: “Le prime apparecchiature hanno lo scopo di eliminare i solidi sospesi, che sono simili a sabbia. La materia organica viene invece eliminata in vasche biologiche, in cui avvengono reazioni volte a eliminare la sostanza organica. Ovviamente nella filiera ci sono molte vasche, non abbiamo potuto vederle tutte”.
Luigi vede nel proprio futuro proprio un’occupazione in questo ambito.
Un desiderio in linea con la visita a Punta Gradelle, che ritiene un’esperienza unica nel suo genere: “Abbiamo capito, per esempio, cosa voglia dire prendere precauzioni quando si ha a che fare con sostanze pericolose. Insomma, ci siamo avvicinati un po’ di più al mondo del lavoro e compreso il perché di tanto studio”. Durante il corso, racconta Armando Di Marzio, “avevamo progettato un impianto basandoci su un catalogo, durante la visita abbiamo visto la concretizzazione di quel progetto, ed è stato entusiasmante. Anche perché, mentre la maggior parte degli stabilimenti in Italia sono desueti e difficilmente adeguabili alle nuove normative, quello di Punta Gradelle è stato costruito ex novo e impiega tecnologie di ultima generazione”.
Nicola Di Nardo

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Ateneapoli – n.10 – 2024 – Pagina 27

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