Un serious game per allenare le funzioni cognitive dei bambini affetti da sclerosi multipla

Un serious game per allenare le funzioni cognitive dei bambini affetti da sclerosi multipla

Il videogame è stato progettato da Melania, giovane ingegnere che sperimenta in prima persona i sintomi della malattia

Un bambino coraggioso a cui spetta l’arduo compito di risvegliare un paese addormentato a causa di un sortilegio. È il serious game SMell Diffondi la magia, il videogioco tridimensionale progettato da Melania De Martino, una giovane neo laureata in Ingegneria Biomedica, che nella sua tesi di laurea si è posta l’obiettivo di sviluppare una soluzione, tenera e operativa, per allenare le funzioni cognitive nei bambini con la sclerosi multipla.L’idea – spiega – è nata, da un lato, grazie alla mia passione per lo sviluppo software e, dall’altra, perché io stessa provo sulla mia pelle i sintomi di questa malattia”.

SMell, una fusione tra le iniziali di sclerosi multipla e Melania, “è semplice, accessibile, giocabile da pc. Per mantenere la componente ludica ho dato al gioco un’ambientazione naturalistica dallo stile un po’ cartoon e ho creato una narrazione in cui il piccolo protagonista, accompagnato da un’apetta, è chiamato a superare una serie di prove e inventare una pozione magica per risvegliare gli abitanti del paese immobilizzati dal sonno magico”. Punto focale sono proprio le missioni da portare a termine, “ideate perché favoriscano l’allenamento di attenzione, memoria e apprendimento nel piccolo giocatore che, a causa della malattia, va spesso incontro a deficit cognitivi”.

I primi task invitano a trovare, in successione, quindici fiori gialli in una fattoria, quindici arance nell’orto e quindici palloncini di colore giallo in città. Poi la storia prosegue: “il protagonista dona questi oggetti ad una fata e riceve in cambio un libro magico. Per aprirlo bisogna superare un’altra missione: memorizzare cinque parole che appaiono sullo schermo per qualche secondo e poi riscriverle, non importa in quale ordine. Ci sono tre tentativi a disposizione, altrimenti si ricomincia”. La fine dell’avventura è vicina: “Il bambino visualizzerà una serie di oggetti, dovrà ricercarli sullo schermo e disporli in una sequenza ben precisa. Anche qui tre tentativi. Una volta portato a termine l’ultimo compito, accompagnato da una musichetta vittoriosa, il piccolo protagonista verrà portato da una mongolfiera sulla montagna e da lì spruzzerà la sua pozione magica del risveglio”.

Il gioco è sviluppato grazie al software Unity, “di cui avevo sentito parlare nelle lezioni del prof. Alessandro Pepino, il mio relatore. Durante il lavoro mi hanno affiancata anche l’ing. Vallefuoco, del team di Ingegneria Biomedica, e il Centro Sclerosi Multipla dell’Azienda Ospedaliera Federico II per un confronto lato medico sulle dinamiche di gioco nei pazienti pediatrici e su come strutturare la narrazione. Io sono stata sia la sviluppatrice che la narratrice. Accanto alla passione per l’informatica, infatti, ho sempre coltivato la scrittura”.

La sclerosi multipla, racconta, “mi è stata diagnosticata a vent’anni, ma avevo riscontrato qualche problema nella sfera motoria già a dodici. Questa malattia comporta alcuni sintomi che dall’esterno sono invisibili, come l’affaticamento cognitivo. È un aspetto delicato, difficile da far capire alle persone. Ci sono giorni o periodi in cui provo una gran fatica e ho forti difficoltà di concentrazione e questo, naturalmente, incide sulla vita”. Ricorda: “Ero al secondo anno di Triennale. A quel punto all’università avevo cominciato a notare dei cambiamenti, per dirne una non riuscivo più a seguire con la stessa energia tante ore di lezione, ed è stato necessario imparare a riorganizzarmi. Ho capito di aver bisogno di pause durante lo studio, ho imparato a rispettarmi nella giornata in cui accusavo la fatica e, informandomi, ho scoperto, ad esempio, di poter richiedere al docente di frammentare l’esame in due parti”.

SMell, chiarisce, “vuole accendere un riflettore su una corretta informazione e ricordarci che la malattia non deve essere un’ombra su tutte le nostre azioni”. Attualmente Melania lavora in un’azienda che si occupa di software: “Ho iniziato da poco. È la mia prima esperienza di lavoro e sono entusiasta. Ho tanta voglia di imparare e di crescere professionalmente”. Ma non dimentica il suo game: “Ora è solo un prototipo, ma spero che il progetto possa crescere e diventare un vero strumento per migliorare la qualità della vita di un paziente. È il mio sogno. Quando ebbi la diagnosi di sclerosi multipla trovai la forza in un obiettivo: sfruttare la mia esperienza e i miei studi per rendermi utile agli altri”.
Carol Simeoli

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