Una festa chiude il corso: “esperienza atipica” ad Elettrotecnica

Pratica, creatività, sostegno. Ecco i pilastri del metodo didattico della prof.ssa Lorenza Curti

Un clima di condivisione, gentilezza e aiuto reciproco è quello che si respira alle lezioni di Elettrotecnica della prof.ssa Lorenza Corti. Da un corso “poco efficiente, che tutti abbandonavano e lasciavano come ultimo esame” nel 2017, la docente ha cercato, anche in virtù del suo percorso personale di approfondimento della psicologia dell’educazione, di trasformarlo in un corso “coinvolgente e intenso, che oggi i ragazzi seguono fino alla fine con grande partecipazione”.
Applicazione pratica, creatività, assenza di giudizio e sostegno i pilastri della ‘nuova’ Elettrotecnica: i 230 studenti di Ingegneria Gestionale della Logistica e della Produzione sono divisi in 26 team a cui vengono assegnati di settimana in settimana degli ‘homework’, esercizi da risolvere o domande cui rispondere, e un report da redigere sul loro operato.
Le direttive sono poche affinché possano applicare la teoria senza temere il giudizio altrui e ciascun membro contribuisce come può in un’atmosfera di ascolto reciproco, perdono e collettività. Sempre in quest’ottica da due anni la prof.ssa Corti ha implementato la figura degli ‘Angels’, studenti, racconta, che “sono entrati più in sintonia con la materia e affiancano chi ha bisogno di aiuto, mettendo a disposizione il proprio know how. È un tentativo di opporsi all’idea di individualismo, perché il nostro mondo ha bisogno di cooperazione, e voglio aiutare i ragazzi a sviluppare competenze che potranno sfruttare nel mondo del lavoro”.
Non manca un po’ di sana competizione, poiché i team accumulano punti ogni settimana e i tre con il punteggio più alto vengono premiati alla fine del corso. A chiusura, infatti, una festa, organizzata dagli studenti in tutti i suoi aspetti, dalla musica al cibo, dalle locandine alla promozione sui social, che ha l’obiettivo di celebrare il compimento di un percorso in un luogo di benessere fondamentale per l’apprendimento”.
Il Comitato Etico della Federico II ha svolto una ricerca sulle capacità di apprendimento in questo tipo di organizzazione del corso e i livelli di competenza sono alti. “Per me è importante sollecitare i ragazzi all’espressione della propria potenzialità – conclude la docente – Gli abbiamo consegnato un modo devastato, ma io credo in loro, che sono saggi, e prendo le decisioni con loro”.
Giulio Sicignano, studente di Ingegneria Gestionale, che sta frequentando Elettrotecnica, parla di “un’esperienza atipica. Nessun altro docente svolge le lezioni in questo modo; all’inizio non è facile abituarsi alla divisione in team e alle ore di lavoro in più, ma una volta preso il ritmo è challenging ma molto bello”. Una materia complessa e non intuitiva diventa interessante e coinvolgente grazie al ‘gioco’. “C’è una sfida tra noi a chi risolve prima i circuiti e tutti sono coinvolti anche se non sono ‘bravi’ tramite delle mini task – spiega Giulio – C’è chi ha il timer, chi fa la playlist per le lezioni, tutti hanno l’impressione di far parte di qualcosa di più grande”.
Una boccata d’aria fresca rispetto al vecchio paradigma professore-studente del sistema universitario italiano. L’evento del 4 giugno ha premiato i team, ma ci sono stati anche “musica, alcuni hanno composto canzoni o poesie, altri suonano; cibo e bevande; giochi”. Un momento per celebrare tanto le conoscenze e competenze apprese, quanto i rapporti umani che si sono cementati tra gli studenti.
Eleonora Mele

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Ateneapoli – n.10 – 2024 – Pagina 15

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