Valorizzazione degli acidi umici, premio per una dottoranda federiciana

Va alla dottoranda Virginia Venezia il Premio ‘Cinzia Chiappe’ per la migliore tesi di dottorato nel campo della Green Chemistry. Il premio, in onore della prof.ssa Chiappe, Ordinaria di Chimica Organica presso il Dipartimento di Farmacia di Pisa, prematuramente scomparsa, pioniera nella ricerca sui Liquidi Ionici, le verrà consegnato durante il 28esimo Congresso Nazionale della Società Chimica Italiana, che si terrà a Milano dal 26 al 30 agosto.
“Hanno ritenuto che meritasse questo premio e sono assolutamente d’accordo – afferma la prof.ssa Giuseppina Luciani, docente di Fondamenti chimici delle tecnologie al Dipartimento di Ingegneria Chimica, dei Materiali e della Produzione Industriale, tutor della dottoranda – È una ricercatrice molto attiva e la tesi, svolta sotto la supervisione mia, della prof.ssa Brigida Silvestri e del prof. Giuseppe Vitiello, si inserisce pienamente in un approccio di bioeconomia circolare per le strategie di valorizzazione degli acidi umici, scarti prodotti dal trattamento della frazione umida dei rifiuti”.
“Ho studiato gli acidi umici, dei bioresidui forniti dall’azienda Verde Vita di Sassari, per usarli come materia prima per lo sviluppo di materiali multifunzionali con proprietà antimicrobiche e antiossidanti – spiega la dott.ssa Venezia – Ci sarebbero svariati campi di applicazione, ma non si possono usare così come sono perché hanno una superficie ridotta e si aggregano in ambiente acquoso”.
L’obiettivo della ricerca, dunque, ottimizzare le funzioni degli acidi umici e per farlo la dott.ssa Venezia ha seguito due strade: matrici inorganiche nanostrutturate e a base di polimeri. “Per la prima strategia abbiamo prodotto nanoparticelle e le abbiamo combinate con una matrice inorganica come biossido di titanio, silice o biossido di zinco. Abbiamo ottenuto sistemi con una spiccata stabilità chimico-fisica e meccanica”, racconta. Un possibile utilizzo: film sostenibili e bioattivi, ottenuti attraverso l’elettrofilatura, da usare nel foodpackaging, per la capacità di fare da barriera al vapor d’acqua e ai batteri gram positivi e negativi.
L’aspetto dell’elettrofilatura, tecnica per produrre fibre di dimensioni molto ridotte, è stato studiato in collaborazione con l’Instituto de Agroquímica y Tecnología dr Alimentos di Valencia con il supporto del prof. Jose María Lagarón e della dott.ssa Cristina Prieto, durante il periodo all’estero del percorso. Per la seconda fase “abbiamo inglobato gli acidi umici in matrici polimeriche come la gelatina per ottenere network tridimensionali di gel con proprietà biologiche significative”. Il percorso è stata un’esperienza “molto formativa, durante la quale ho studiato tanto e imparato cose che mi hanno permesso di crescere come donna e ricercatrice”.
Adesso porta avanti le sue passioni e la sua ricerca sulla valorizzazione dei bioscarti, come assegnista di ricerca post dottorato in Ingegneria Chimica e dei Materiali, concentrandosi sul recupero di metalli preziosi da apparecchiature elettroniche.

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Ateneapoli – n.10 – 2024 – Pagina 15

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