Benessere e ambiente, una sfida che richiede un approccio multidisciplinare

Benessere e ambiente, una sfida che richiede un approccio multidisciplinare

Incontro della Rete Rus Campania

“Abbiamo discusso di dieta e alimentazione sana negli anni scorsi, stavolta la scelta è caduta su un titolo più ampio in modo da poter coniugare le specificità degli interventi dei relatori”, afferma il prof. Furio Cascetta, Prorettore funzionale alla Green Energy e Sostenibilità Ambientale e Delegato di Ateneo RUS (Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile) Campania, network costituito dai sette Atenei della regione, in apertura dell’incontro dal titolo ‘Benessere e ambiente’ che si è tenuto, in videoconferenza, il 9 maggio. L’evento si è inquadrato nell’ambito della settimana nazionale del Festival dello Sviluppo Sostenibile ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile).

Un’iniziativa che, attraverso un approccio multidisciplinare, ha lo scopo di sensibilizzare il pubblico sull’importanza dello sviluppo e la promozione di pratiche sostenibili nelle comunità locali, nelle imprese e nelle istituzioni. Accanto al prof. Cascetta, a presiedere la riunione la prof.ssa Clelia Fiondella, Referente operativa RUS Vanvitelli (Dipartimento di Economia).

Primo intervento della giornata, a proposito della correlazione fra inquinamento ambientale e malattie croniche non trasmissibili, è quello della prof.ssa Katherine Esposito, ordinaria di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo alla Vanvitelli (Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Avanzate): “Diabete e ambiente. Nemici o amici? Domanda che ancora oggi purtroppo non riusciamo a risolvere. Numerose evidenze scientifiche rilevano che respirare aria inquinata per un lungo periodo di tempo contribuisce all’aumento del rischio di malattia e morte. I principali problemi di salute associati all’inquinamento atmosferico sono le malattie cardiovascolari, il tumore polmonare, le polmoniti, lo stroke, il diabete di tipo 2 e le malattie neonatali. L’inquinamento ambientale opera poi diversamente nelle varie parti del mondo”.

In che modo però l’ambiente può contribuire a migliorare o a prevenire queste patologie? “Cibo sano e tanto movimento diventano tutto ciò che può essere il lato buono del rapporto con l’ambiente. Le diete salutari ricche di verdure, legumi, cereali, come la dieta mediterranea, permettono di ridurre di molto le probabilità di sviluppare il diabete e altre patologie croniche. L’ambiente può essere anche amico. Ma dobbiamo promuovere il benessere attraverso anche un rapporto saldo tra politica e scienza, oltre che partnership e soluzioni sostenibili. La scienza ha dunque bisogno di abbracciare il mondo del sociale ed è per questo che ho dato vita a ‘Prevenendo’, un’iniziativa di natura educativa concentrata sulla divulgazione accessibile a tutti di informazioni su patologie del sistema endocrino e metaboliche”, conclude la docente.

La prof.ssa Maria Pia Nastri, cattedra di Diritto Tributario al Suor Orsola Benincasa (Dipartimento di Scienze Giuridiche), interviene su ‘Ambiente, economia circolare e fiscalità’. “Il progressivo deterioramento delle risorse ambientali – spiega – ha reso improcrastinabile la scelta di modelli che devono essere caratterizzati da una maggiore sostenibilità e attenzione ambientale. Sotto il profilo giuridico ed economico dobbiamo dunque interrogarci sull’applicabilità e sostenibilità, nel quadro istituzionale vigente, di modelli economici che devono essere finalizzati a promuovere un’economia circolare e un impiego soprattutto consapevole della tutela dell’ambiente. Di fronte a questa evidente crisi delle risorse globali, c’è bisogno di politiche multidisciplinari che potranno consentire di accompagnare il nostro Paese verso un reale ed effettivo cambiamento. Preme il bisogno di effettività pragmatiche delle misure fiscali, nuove forme di impresa in direzione del riciclo. Tutti gli strumenti possibili, anche fiscali, dovrebbero essere condivisi da tutti gli Stati del mondo per un cambiamento di rotta. Anzitutto, una rinnovata sensibilità culturale, un nuovo modo di concepire la tutela ambientale, soprattutto da parte degli imprenditori nel settore produttivo costruendo un diverso modello di impresa orientato al green”.


Poi si sofferma su una recente modifica della nostra Costituzione, avvenuta nel febbraio del 2022, degli articoli 9 e 41, “in grado di trattare il tema della tutela dell’ambiente non solo da un punto di vista etico ma anche istituzionale. Se prima l’ambiente era messo in secondo piano rispetto all’uomo, oggi viene considerato come materia giuridica, bene da proteggere, non più di proprietà dell’uomo”.

In merito all’uso dei modelli economici da utilizzare, la docente sottolinea: “Il contesto va valutato nell’ottica dell’economia circolare, al fine di incrementare investimenti e tecnologie green. Sarebbe necessario rendere i rifiuti una risorsa e incentivare una fiscalità volta non tanto a sanzionare, quanto ad incentivare la corretta produzione ed evitare gli sprechi. Occorre procedere a piccoli passi affinché possano essere raggiunti i tanto attesi traguardi di fine ambientale. La fiscalità ecologica rappresenta lo strumento più efficace per organizzare il mercato, per potenziare i modelli di produzione”.

È la prof.ssa Claudia Vetrani, infine, a chiudere il seminario con l’illustrazione di un piano alimentare necessario per salvaguardare la salute personale e quella del pianeta denominato ‘Planeterranean Diet’.Il background di questo progetto, in collaborazione con la Cattedra Unesco e l’università telematica Pegaso, nasce dal riconoscere il valore della dieta mediterranea, una delle strategie nutrizionali più efficaci per ridurre malattie croniche non trasmissibili oltre che a salvaguardare la tutela dell’ambiente. Tuttavia l’adesione a questo pattern alimentare è molto scarsa non solo nelle popolazioni non mediterranee ma anche nei paesi che affacciano nel Mediterraneo”.

L’accessibilità economica, sottolinea, è un fattore determinante così come le differenze culturali. Da questa considerazione l’utilità di strategie per identificare “alcuni alimenti sostitutivi che conservano gli stessi benefici dei bioattivi originari. Sono state raccolte delle evidenze disponibili sulle colture autoctone e abitudini alimentari di tutto il mondo per cercare di far aderire le popolazioni ai principi della dieta mediterranea.
In particolare, sono state realizzate piramidi alimentari specifiche per cinque macro-aree: Nord-America, America latina, Asia, Africa e Australia, zone con abitudini alimentari molto eterogenee”. Lo scopo di ‘Pianiterranea’, sintetizza Vetrani, è “contribuire ad aumentare la conoscenza globale sui modelli alimentari sani e sostenibili piuttosto che forzare individui a cambiare le proprie abitudini e le proprie culture”.

La relazione tra benessere e ambiente è una relazione multi-disciplinare e inter-disciplinare, ribadisce in chiusura la prof.ssa Fiondella: “Le sfide a cui siamo chiamati richiedono la messa in campo di molte competenze. La contaminazione è essenziale per affrontarle al meglio. Non è più sufficiente la prospettiva unica in un futuro che si aspetta più che mai complesso”.
Giovanna Forino

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