Damiano, laureando in Giurisprudenza, si aggiudica il bronzo nella lotta libera

“Quest’anno la delegazione non era foltissima ma abbiamo portato a casa un risultato importante”, afferma il dott. Luigi Fattore, Segretario generale del Cus Caserta, al rientro dai Campionati Nazionali Universitari (CNU) di Campobasso, che si sono svolti dal 18 al 26 maggio. Sono quattro le discipline con cui il Cus ha partecipato: tiro a volo, judo, lotta e basket. “Siamo andati forte con il basket – prosegue Fattore – Abbiamo vinto due partite su tre (contro Palermo e Tor Vergata), ma non contro Milano, che si è aggiudicata la vittoria”. Grande soddisfazione per Damiano Iannaccone, che si è aggiudicato il bronzo nella lotta libera, categoria 80 kg (uguale bottino ai Cnu de L’Aquila nel 2019), laureando in Giurisprudenza, da poco tornato dall’Erasmus svolto a Granada.
“Mi sentivo meno preparato dell’anno scorso – quando ha partecipato ai CNU di Camerino senza conquistare il podio – almeno dal punto di vista fisico. Però nella lotta ci vogliono cuore e testa. Sulla materassina si vince per esperienza tecnica, più che per preparazione fisica”, racconta.
Ha già il magone: “Questi sono stati i miei ultimi CNU. Mi mancherà il clima della manifestazione dove si incontra gente diversa, con idee e sogni diversi, ma con un’unica grande passione: lo sport”. Quello per la lotta è un amore che lo riguarda da sempre: “Entrai per la prima volta in palestra con l’intenzione di iscrivermi a pugilato poi vidi persone fare salti mortali, acrobazie ed eseguire tecniche che per me erano più proprie di un ragno che di una persona. Era ipnotico e lo è ancora oggi”. Solo nel 2018, tuttavia, Damiano ha abbracciato l’agonismo, entrando nel settore giovanile Fiamme Oro, corpo sportivo della Polizia di Stato, come federato nella disciplina della lotta libera.
“Con le Fiamme Oro ho vinto molte medaglie. La più importante, qualche anno fa, ai Campionati Italiani Assoluti, con il terzo posto nella categoria 70kg”. Le difficoltà legate al percorso universitario per uno studente-atleta: “Non è difficile il percorso in sé, anche perché per un appassionato lo sport non è mai un impegno, bensì uno sfogo. Ho sempre avuto l’impressione, però, che noi studenti-atleti non fossimo abbastanza tutelati”.
Un esempio pratico? “L’anno scorso, il giorno successivo al mio rientro dai CNU di Camerino, ho dovuto sostenere un esame importante. Ogni sera, dopo gli incontri, studiavo per questo esame, che poi ho dovuto affrontare con addosso la delusione di una finale persa. In altri Paesi gli studenti-atleti vengono portati in palmo di mano, come in America, dove addirittura il rendimento sportivo permette di ottenere delle borse di studio”.
La lotta libera per Damiano ha rappresentato un motivo di evasione nei momenti di maggiore sconforto (la palestra, dice, è stata per lui una fonte di salvezza in molti casi), ma anche molto utile nel percorso universitario: “Ogni gara ti sottopone a una forte pressione psicologica perché l’avversario non è lo stesso che affronteresti in una partita di tennis. Per non soccombere alla pressione, devi temprarti. La disciplina sviluppata sulla materassina mi è stata utile all’università. Non ho mai provato l’ansia dei miei colleghi agli esami, sono sicuro che il merito sia della lotta. Una cosa la so per certo: non avrei studiato in modo così produttivo se non avessi avuto quell’impegno”.
La laurea e poi il mondo del lavoro. Il suo sogno? “Vorrei fare il magistrato, perché sono cresciuto col sogno di Falcone e Borsellino – rivela – Non sono certo che il mio sogno si realizzerà. Razionalizzando, in base alle mie caratteristiche, credo sia più probabile che imbocchi la strada dell’avvocatura”. Professione che concilierà con lo sport perché “le passioni non si mettono mai in standby”.

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Ateneapoli – n.10 – 2024 – Pagina 29

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